Francesco in Sri Lanka e Filippine. L’invito a superare le divisioni religiose

Prima di partire per Manila, il Papa ha canonizzato il primo santo del Paese, Giuseppe Vaz, ribadendo il valore della libertà religiosa, «diritto fondamentale». Nelle Filippine, accooglienza sobira: ai poveri i soldi risparmiati

In occasione della visita di Francesco in Ssri Lanka, le autorità hanno ordinato la liberazione di 612 detenuti: 575 uomini e 37 donne. Lo ha annunciato il portavoce dell’amministrazione penitenziaria Thushara Upuldeniya, citato dal Daily Mirror di Colombo. A beneficiare della grazia presidenziale, anziani di più di 75 anni e detenuti per reati minori. La liberazione è stata salutata ieri mattina, mercoledì 14 gennaio, con una cerimonia presso il Welikada Prison.

Sempre ieri, nel Galle Face Green di Colombo, Francesco ha presieduto la Messa per la canonizzazione di Giuseppe Vaz, primo santo dello Sri Lanka, morto nel 1711 a 59 anni. Nei cinque chilometri di parco che si estende lungo il litorale dell’Oceano Indiano erano affollati circa 500mila fedeli che hanno salutato con un lungo applauso la lettura della formula con la quale il Papa ha proclamato il nuovo santo, nato in India da famiglia portoghese e approdato nello Sri Lanka per sostenere i cattolici durante la persecuzione ad opera dei calvinisti olandesi.

Un esempio per «superare le divisioni religiose nel servizio alla pace». Il pontefice ha definito così la figura del nuovo santo, tornando a invocare l’unità delle religioni affinché nessuno faccia più della fede un’arma, come esortava a poche ore dagli attentati di Parigi. Quello della persecuzione religiosa infatti è un tema con il quale si è già confrontato Giuseppe Vaz, arrivato nello Sri Lanka «ispirato da zelo missionario e da un grande amore per queste popolazioni», che fu costretto a travestirsi, incontrando in segreto i fedeli, pur di poter portare conforto ai cattolici assediati.

Proprio per questo Francesco ha invitato a guardare al nuovo santo «come a una guida sicura», che insegna a «uscire verso le periferie, per far sì che Gesù Cristo sia conosciuto e amato ovunque». La libertà religiosa, ha evidenziato, «è un diritto umano fondamentale. Ogni individuo deve essere libero, da solo o associato ad altri, di cercare la verità, di esprimere apertamente le sue convinzioni religiose, libero da intimidazioni e da costrizioni esterne». Il modello, per il Papa, sta proprio nella vita di Giuseppe Vaz: «L’autentica adorazione di Dio porta non alla discriminazione, all’odio e alla violenza, ma al rispetto per la sacralità della vita, al rispetto per la dignità e la libertà degli altri e all’amorevole impegno per il benessere di tutti».

Oggi, giovedì 15 gennaio, la visita di Francesco continua nelle Filippine, dove si fermerà per 5 giorni, fino al 19 gennaio. In questo Paese con il numero di emigrati più alto del mondo (8 milioni), nonostante una crescita economica annuale tra il 6 e il 7%, incontrerà le autorità, le famiglie, i giovani, i leader delle altre religioni a Manila. Quindi andrà poi a Tacloban, nell’isola di Leyte, dove il tifone Hayan ha portato nel novembre 2013 morte e distruzione: 6.245 vittime accertate, più di 16 milioni di persone coinvolte. Nell’arcidiocesi di Palo incontrerà i superstiti e benedirà un nuovo centro per i poveri (orfani e anziani), il “Pope Francis center for the poor”, finanziato dal Pontificio Consiglio Cor unum. Domenica la Messa conclusiva nel Rizal Park, a Manila.

È la terza vota di un Papa nelle Filippine, dopo Paolo VI nel 1970 e le due visite di Giovanni Paolo II, nel 1981 e nel 1995 per la Giornata mondiale della gioventù. Attesi, per questo incontro con Francesco, tra gli 1 e i 6 milioni di persone. Le misure di sicurezza, all’indomani dell’attentato di Parigi, sono già in atto: sono stati cancellati, ad esempio, tutti i voli in coincidenza con l’arrivo e la partenza di Francesco. Il presidente Benigno Aquino III ha proclamato infatti lo stato di “massima allerta”, coinvolgendo 25mila poliziotti, 7mila militari, e 6mila riservisti.

I cattolici intanto si sono preparati nella preghiera, ma anche nella solidarietà. Francesco infatti ha chiesto ai filippini di spendere poco per i preparativi, specie nell’anno che la Chiesa filippina dedica proprio ai poveri. «Non vogliamo suscitare scandalo», ha detto il cardinale Luis Antonio Tagle, annunciando che tutti i soldi risparmiati per la visita papale andranno ai poveri. «Dobbiamo essere coscienti – ha spiegato – delle tante persone che ogni giorno dobbiamo accogliere in mezzo a noi: i poveri e gli affamati». Concessa anche un’amnistia, pochi giorni prima dell’arrivo del Papa, ai detenuti più anziani e malati: un gesto chiaramente simbolico, molto apprezzato dalla Conferenza episcopale filippina, in perfetta sintonia con il logo dell’evento che recita: «Misericordia e compassione».

15 gennaio 2015