Francesco: «Mai perdere di vista il volto umano della migrazione»

Il videomessaggio per il 70° anniversario dell’Oim: «I migranti non sono statistiche ma persone reali la cui vita è in gioco. Non usarli come moneta di scambio»

«Il dibattito sulla migrazione non è realmente sui migranti». Lo afferma con chiarezza il Papa nel videomessaggio per il 70° anniversario dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), letto dal cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, diffuso ieri, 29 novembre. Quindi chiarisce: «Non si tratta solo di migranti: si tratta piuttosto di tutti noi, del passato, del presente e del futuro delle nostre società. Non dobbiamo lasciarci sorprendere dal numero dei migranti – è il monito – bensì incontrarci con tutti loro come persone, vedendo i loro volti e ascoltando le loro storie, cercando di rispondere il meglio possibile alle loro particolari situazioni personali e familiari». Nelle parole di Francesco infatti «non dobbiamo mai dimenticare che non si tratta di statistiche bensì di persone reali la cui vita è in gioco».

Si tratta, rileva il pontefice, di una risposta che «richiede molta sensibilità umana, giustizia e fratellanza. Dobbiamo evitare – prosegue – una tentazione molto comune oggigiorno: quella di scartare tutto ciò che risulta fastidioso. È proprio questa la “cultura dello scarto” che tante volte ho denunciato. Nella maggior parte delle principali tradizioni religiose, compreso il cristianesimo – sottolinea –  troviamo l’insegnamento che ci esorta a trattare gli altri come vogliamo che trattino noi e ad amare il nostro prossimo come noi stessi. Altri insegnamenti religiosi insistono sul fatto che dobbiamo andare al di là di questa norma e che non dobbiamo trascurare l’ospitalità verso lo straniero, poiché alcuni, praticandola, “hanno accolto degli angeli senza saperlo”», come si legge nella lettera agli Ebrei. «Questi valori universalmente riconosciuti – aggiunge – devono guidare il nostro modo di trattare i migranti nella comunità locale e nell’ambito nazionale».

Francesco mette in luce quindi il «duplice standard sui migranti” nei Paesi a reddito medio-alto, dove «da un lato la manodopera migrante è molto richiesta e benaccetta come modo per compensarne la mancanza. Dall’altro, i migranti sono generalmente rifiutati e soggetti ad atteggiamenti risentiti da parte di molte loro comunità di accoglienza». Una tendenza che «è apparsa particolarmente evidente durante le chiusure del Covid-19, quando molti dei lavoratori essenziali erano migranti, ma non sono stati concessi loro i benefici dei programmi di aiuto economico per il Covid-19 e neanche l’accesso all’assistenza sanitaria di base e alle vaccinazioni», ricorda.

Nell’analisti del Papa, «ancora più deplorevole è il fatto che i migranti vengano utilizzati sempre più come moneta di scambio, come pedoni di una scacchiera, vittime di rivalità politiche. Come tutti sappiamo – osserva -, la decisione di emigrare, di abbandonare la terra natale o il territorio di origine è senza dubbio una delle più difficili della vita. Come si possono sfruttare la sofferenza e la disperazione per avanzare o difendere agende politiche? Come possono prevalere le considerazioni politiche quando a essere in gioco è la dignità della persona umana?», domanda. Quindi prosegue: «La mancanza basilare di rispetto umano alle frontiere nazionali ci sminuisce tutti nella nostra umanità. Al di là degli aspetti politici e giuridici delle situazioni irregolari, non dobbiamo mai perdere di vista il volto umano della migrazione e il fatto che, al di sopra delle divisioni geografiche delle frontiere, facciamo parte di un’unica famiglia umana».

In conclusione, l’appello: «C’è un bisogno urgente di trovare vie dignitose per uscire dalle situazioni irregolari. La disperazione e la speranza prevalgono sempre sulle politiche restrittive. Quante più vie legali esisteranno, meno probabile sarà che i migranti si vedano trascinati nelle reti criminali dei trafficanti di persone o nello sfruttamento e negli abusi durante il contrabbando». I migranti, è la tesi del Papa, «rendono visibili il vincolo che unisce tutta la famiglia umana, la ricchezza delle culture e la risorsa per gli scambi in materia di sviluppo e le reti commerciali costituita dalle comunità della diaspora». Proprio per questo «il tema dell’integrazione è fondamentale» e implica «un processo bidirezionale, basato sulla mutua conoscenza, sull’apertura reciproca, sul rispetto delle leggi e della cultura dei Paesi di accoglienza con un vero spirito di incontro e di arricchimento reciproco».

Il pontefice ne è convinto: «La famiglia migrante è una componente essenziale delle comunità del nostro mondo globalizzato, ma in troppi Paesi si negano ai lavoratori migranti i benefici e la stabilità della vita familiare a causa d’impedimenti legali. Il vuoto umano che si lascia dietro quando un padre o una madre emigra da solo è un duro promemoria dell’opprimente dilemma che presuppone il vedersi costretti a scegliere tra emigrare da soli per alimentare la propria famiglia o godere del diritto fondamentale a restare nel Paese di origine con dignità». La comunità internazionale, è l’esortazione di Francesco, «deve affrontare con urgenza le condizioni che danno luogo alla migrazione irregolare, facendo così della migrazione una scelta ben informata e non una necessità disperata. Affinché la maggior parte delle persone che possono vivere dignitosamente nel proprio Paese di origine non si sentano costrette a emigrare in modo irregolare, occorrono urgentemente sforzi per creare migliori condizioni economiche e sociali affinché l’emigrazione non sia l’unica opzione per chi cerca pace, giustizia, sicurezza e pieno rispetto per la dignità umana – l’ennesimo appello -. La migrazione non è solo una storia di migranti – conclude – ma di disuguaglianze, disperazione, degrado ambientale, cambiamento climatico, ma anche di sogni, di coraggio, di studi all’estero, di riunificazione familiare, di nuove opportunità, di sicurezza e protezione, e di lavoro duro ma dignitoso».