Francesco: «Mai più la guerra!»

Le parole di Paolo VI all’Onu pronunciate nell’udienza ai volontari della Protezione civile. «Farsi prossimo dei fratelli ci rende migliori, più solidali. E la società diventa più vivibile»

«Mai più la guerra!». Ricevendo in udienza i volontari del Servizio nazionale di protezione civile questa mattina, 23 maggio, Papa Francesco ha preso in prestito le parole pronunciate da Paolo VI all’Onu: un appello che «ripetiamo oggi – ha spiegato – davanti a ciò che accade in Ucraina», proteggendo «il sogno di pace della gente, il sacro diritto dei popoli alla pace». Nelle parole del pontefice infatti «ogni guerra segna una resa nei confronti della capacità umana di proteggere. Una smentita di ciò che sta scritto nei solenni impegni delle Nazioni Unite» E «la prima protezione di cui abbiamo bisogno è quella che ci preserva dall’isolamento sociale».

Per Bergoglio, si tratta di «un modo molto importante di dare voce alla speranza. Davvero non ci si salva da soli – ha continuato -. Abbiamo bisogno di capire e di vedere che la nostra vita dipende da quella degli altri e che il bene è contagioso. Farsi prossimo dei fratelli ci rende migliori, più disponibili e solidali. E nello stesso tempo la nostra società diventa un po’ più vivibile. Nella misura in cui questi atteggiamenti crescono e si connettono in uno stile di cittadinanza solidale, allora davvero costruiscono una “protezione civile”». In questo senso, anche le emergenze di questi anni, «legate all’accoglienza dei profughi che fuggono da guerre o da cambiamenti climatici», ricordano «quanto sia importante incontrare qualcuno che tende la mano, che offre un sorriso, che spende tempo in modo gratuito, che fa sentire a casa».

Da Francesco anche un grazie ai volontari per «quanto bene avete fatto durante la recente pandemia, soprattutto nelle sue fasi più acute. Vi siete resi disponibili per aiutare le famiglie più fragili; avete svolto servizi di accompagnamento e sicurezza verso anziani e persone vulnerabili; avete assistito tanti che erano malati, poveri o soli a casa. Avete sostenuto la campagna di vaccinazione con competenza e gratuità attraverso l’azione di volontari – l’omaggio -. Ugualmente non è mancato il vostro impegno per l’assistenza umanitaria e l’accoglienza in Italia dei profughi provenienti dall’Ucraina, specialmente donne e bambini fuggiti da questa guerra assurda. Grazie per quello che avete fatto e che continuate a fare nel silenzio. Il bene non fa rumore ma costruisce il mondo». Un mondo che «siamo chiamati a proteggere e non a depredare», ha aggiunto il Papa, intervenendo sul tema dei cambiamenti climatici. «La terra grida! Quando forziamo la mano, la natura mostra il suo volto crudele e l’uomo è schiacciato, costretto a gridare la sua paura», è l’allarme del pontefice. Quindi ai volontari presenti ha rimarcato che «la protezione è segno di cura per il territorio che abitate: siete presidio per salvare vite umane e per promuovere le comunità».

All’attenzione del Papa, anche il tema della prevenzione. «In senso positivo – ha spiegato -, è importante educare alla bellezza, a custodire storie di vita e tradizioni, culture ed esperienze sociali. Proteggere è prendersi cura – ha continuato -. Sappiamo farlo con tenerezza solo se riconosciamo che noi per primi siamo custoditi. Dio è Padre, si prende cura di noi e non ci lascia mancare il suo amore. Se ci sentiamo custoditi da lui, impariamo una generosa protezione verso i fratelli e le sorelle, come ci insegnano tanti esempi di santi e sante». Quindi, una nota personale: «Ho trovato tre cose in Italia che non ho visto in un’altra parte; una di queste è il forte volontariato del popolo italiano. La forte vocazione al volontariato è un tesoro culturale vostro: custoditelo bene», l’esortazione.

23 maggio 2022