Francesco: «Si fermi ogni azione che possa alimentare una spirale di violenza»

Le parole al Regina Coeli: «Seguo nella preghiera e con preoccupazione, anche dolore, le notizie sull’aggravamento della situazione in Israele a causa dell’intervento da parte dell’Iran». Tel Aviv: «La reazione arriverà nel momento più adatto»

«Si fermi ogni azione che possa alimentare una spirale di violenza col rischio di trascinare il Medio Oriente in un conflitto bellico ancora più grande». È l’«accorato appello» lanciato ieri, 14 aprile, al termine del Regina Coeli da Papa Francesco, a poche ore dall’attacco iraniano a Israele, nella notte tra sabato 13 e domenica 14, con centinaia di droni e missili. «Seguo nella preghiera e con preoccupazione, anche dolore, le notizie giunte nelle ultime ore sull’aggravamento della situazione in Israele a causa dell’intervento da parte dell’Iran», le parole del pontefice. «Nessuno deve minacciare l’esistenza altrui –  ha aggiunto -. Tutte le nazioni si schierino invece da parte della pace, e aiutino gli israeliani e i palestinesi a vivere in due Stati, fianco a fianco, in sicurezza. È un loro profondo e lecito desiderio, ed è un loro diritto! Due Stati vicini».

Ancora una volta, Bergoglio è tornato a chiedere che «si giunga presto a un cessate il fuoco a Gaza e si percorrano le vie del negoziato, con determinazione. Si aiuti quella popolazione, precipitata in una catastrofe umanitaria, si liberino subito gli ostaggi rapiti mesi fa! Quanta sofferenza! Preghiamo per la pace – l’esortazione -. Basta con la guerra, basta con gli attacchi, basta con la violenza! Sì al dialogo e sì alla pace!».

L’Iran intanto, da parte sua, invoca il diritto all’autodifesa. «Non avevamo scelta», ha dichiarato l’ambasciatore  di Teheran all’Onu Saed Iravani, durante la riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza. Nelle sue parole, «il Consiglio di sicurezza ha mancato al suo dovere di mantenere la pace e la sicurezza internazionale»” non condannando l’attacco israeliano del 1° aprile contro il consolato iraniano a Damasco. «In queste condizioni – ha ribadito -, la Repubblica islamica non ha avuto altra scelta che esercitare il suo diritto all’autodifesa».

Anche il Consiglio supremo di sicurezza nazionale di Teheran ha dichiarato che «l’attacco dell’Iran contro Israele, in risposta all’attacco dei sionisti contro i locali del consolato iraniano di Damasco, è stata l’azione punitiva minima necessaria per garantire i nostri interessi nazionali e la nostra sicurezza, sulla base del capitolo delle Nazioni Unite. L’Iran – si legge nella nota diffusa – ha preso di mira esclusivamente le basi militari israeliane durante l’operazione e attualmente non è in programma alcuna azione militare contro il regime. Il regime sionista ha oltrepassato le linee rosse – è la conclusione -. Se il regime continuerà le sue azioni malvagie contro l’Iran con qualsiasi mezzo e livello, riceverà una risposta 10 volte più forte».

Per il momento nessuna reazione da parte di Israele, anche grazie alla pressione della Casa Bianca, ma la reazione, ha assicurato il ministro della Difesa Benny Gantz dopo ore di riunioni, consultazioni frenetiche e appelli globali alla de-escalation, arriverà «nel modo e nel momento più adatti. Costruiremo una coalizione regionale contro la minaccia dell’Iran – ha detto – ed esigeremo un prezzo». Quale, sarà il Gabinetto di guerra a deciderlo.

15 aprile 2024