Gabriel Boric è il nuovo presidente del Cile. Il messaggio dei vescovi

35 anni, ex leader studentesco, è stato eletto con il 55,87% dei voti. «Il Paese le affida una grande missione. Vogliamo contribuire a un’umanità più giusta»

Dal ballottaggio di domenica 19 dicembre per le elezioni presidenziali in Cile alla fine è uscito vincitore Gabriel Boric. 35 anni, ex leader studentesco, sostenuto da una coalizione di sinistra l’ha spuntata con il 55,87% dei voti sul leader della destra radicale José Antonio Kast – fermo al 44,13% -, contrario alla Costituente, una gioventù da simpatizzante di Pinochet. Un profilo riformista, quello di Boric, su cui non mancano dubbi da chiarire e che dovrà confrontarsi con un Parlamento dove non avrà una maggioranza precostituita. Ma che ha comunque catalizzato il voto contro il candidato della destra. «Il mio impegno di ogni giorno è proteggere la democrazia come sostantivo, nei quartieri, con un piede nella strada, perché il palazzo della Moneda è della gente, le organizzazioni sociali devono essere protagoniste», le prime parole del novo presidente.

La necessità di ascoltare la società civile era stata evidenziata alla vigilia del voto anche dalla Chiesa, dalla quale, attraverso la Conferenza episcopale cilena, arrivano ora le congratulazioni al nuovo presidente, che entrerà in carica dal prossimo marzo. «Il Paese le ha espresso un voto di fiducia e le affida una grande missione, destinata a dirigere il destino del nostro Paese come prima autorità e primo servitore», si legge nella nota firmata dal cardinale Celestino Aós Braco, vescovo di Santiago e presidente della Conferenza dei vescovi del Cile, e da Sergio Pérez de Arce Arriagada, vescovo di Chillán e segretario generale. La missione, osservano, «è sempre maggiore delle nostre possibilità e capacità, ma confidiamo che, con la collaborazione dei cittadini, l’opera di vari attori sociali e politici, e la forza spirituale che deriva dalla fede e dalle convinzioni umane più profonde, possa affrontare il suo compito con generosità, impegno e prudenza». E sul nuovo presidente invocano la saggezza e la forza di Dio, «di cui senza dubbio avrà bisogno».

Nelle parole dei vescovi, «la Chiesa cilena vuole continuare a contribuire, dalla sua particolare missione, alla costruzione di un’umanità più giusta e fraterna, dove soprattutto i poveri e coloro che soffrono siano rispettati nella loro dignità. Conti sul nostro sostegno e sulla nostra preghiera – concludono -, e sul contributo della nostra azione pastorale, che svolgeremo sempre nel rispetto dell’ordine democratico del nostro Paese e delle sue autorità legittimamente elette».

21 dicembre 2021