Gambino: «Deriva eutanasica della Corte Costituzionale sul fine vita»

«Ora il Parlamento deve riappropriarsi della sovranità e recuperare i limiti dell’abbandono e dell’accanimento terapeutico»

«Tante, francamente troppe, erano state le rassicurazioniche la legge sul fine vita, varata neanche un anno fa, giammai avrebbe aperto il varco per una deriva eutanasica. E invece la Corte costituzionale – cioè il giudice delle leggi – ha ritenuto di indicare al Parlamento proprio questa strada». La pesante denuncia viene dal professor Alberto Gambino, prorettore dell’Università Europea di Roma e presidente di Scienza & Vita. Gambino ha ricordato il dibattito che ha preceduto la promulgazione della recente legge sul fine vita e l’obiezione sul rischio di una deriva sostanzialmente eutanasica sotteso alla normativa.

Secondo il professore «l’avere ricondotto la nutrizione el’idratazione parenterale all’interno del concetto di “terapia” è stato il “grimaldello”attraverso il quale giungere alla paventata legittimazione di pratiche eutanasiche. La Corte – prosegue il giurista –  proprio dall’obbligo, già previstodalla legge, di rispettare la decisione del malato di porre fine alla propriaesistenza tramite l’interruzione di presidi vitali fa discendere ora anche l’accoglimento della richiesta del malato di un aiuto che valga a sottrarlo adun decorso più lento, apprezzato dalla Corte come contrario alla propria ideadi morte dignitosa».

«Con tali affermazioni – prosegue Gambino – viene del tutto dimenticato il concetto di cura, che si distingue da quello di terapia, e che lascia aperto l’ingresso alle relazioni umane e alla solidarietà in un ambitocosì delicato come quello del finevita. Ora il Parlamento si trova davanti a un bivio: scrivere sotto dettatura della Corte una nuova legge con contenuti eutanasici, oppure riappropriarsi della propria sovranità e recuperare i limiti dell’abbandono e dell’accanimento terapeutico, in parte disattesi proprio dallalegge n. 219 del 2017 con l’esito infausto della richiesta di legalizzazione dipratiche eutanasiche da parte della Consulta».

13 dicembre 2018