Gaza, le ong a Meloni: «Vada a Rafah, la situazione è gravissima»

Aoi, Arci, Assopace e parlamentari scrivono alla premier di ritorno dalla missione umanitaria: «Necessario un immediato cessate il fuoco. Nella Striscia, catastrofe umanitaria senza precedenti»

«Ribadire direttamente dalla frontiera più esposta del conflitto la necessità di un immediato cessate il fuoco, chiedere la liberazione degli ostaggi, seguire il percorso dei convogli umanitari, compresi quelli dell’Aoi – cooperazione e solidarietà internazionale diretti nella Striscia, ed esprimere la nostra vicinanza al popolo palestinese che vive la prova più difficile dal 1948». Questo l’obiettivo della missione umanitaria italiana per Gaza appena conclusa. Lo spiegano, in una lettera congiunta alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, gli operatori di Aoi, Arci e Assopace e di parlamentari di ritorno dal valico di Rafah.

Prima di arrivare alla frontiera, raccontano, «al Cairo abbiamo incontrato organizzazioni palestinesi di Gaza per la difesa dei diritti umani: tutte ci hanno descritto “un quadro apocalittico”. L’assedio israeliano alla Striscia sta causando una catastrofe umanitaria senza precedenti, con Gaza Nord completamente isolata rispetto al resto del territorio. Al sud, nella città di Rafah, dove prima abitavano circa 280 mila persone adesso ne sono stipate 1,6 milioni, esposti alle intemperie, con cibo e acqua razionati. Un bagno ogni 600 persone, quando lo standard nelle emergenze è un bagno ogni 20. La negazione della dignità umana e dei più basilari diritti fondamentali, a Gaza, è anche questo».

Proprio da qui, «a poca distanza dall’orrore», arriva l’appello alla premier Meloni: «Le chiediamo di programmare quanto prima una visita a Rafah – come ha già fatto all’inizio della crisi in Israele e Palestina – così da constatare direttamente la gravità della situazione. Le chiediamo anche di dare seguito all’indirizzo recentemente dato dal Parlamento all’esecutivo  per il cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. Affinché tali impegni si traducano in azioni concrete, le chiediamo di adoperarsi per garantire che l’azione e il voto del nostro Paese negli organismi internazionali a cominciare dalle Nazioni Unite siano coerenti con le indicazioni del Parlamento».

I firmatari della lettera riportano le testimonianze degli interlocutori incontrati. «Tutti ce lo hanno più volte ripetuto – scrivono -: il cessate il fuoco è la priorità assoluta, la precondizione per un’adeguata risposta ai bisogni sempre più urgenti della popolazione. È indispensabile poi aumentare il flusso degli aiuti – aggiungono -, sostenere e implementare lo strumento dei corridoi umanitari e che le agenzie umanitarie abbiano la garanzia di un accesso incondizionato in ogni parte della Striscia. Al valico di Rafah, mentre Le stiamo scrivendo, oltre 1.500 camion sono bloccati e in attesa di entrare».

In questo contesto, rimarcano gli operatori umanitari, è «fondamentale» sostenere «chi da sempre opera nella Striscia: l’Unrwa, spina dorsale del sistema umanitario a Gaza, insostituibile non solo a Gaza e in Cisgiordania, ma anche negli altri paesi dove opera a sostegno dei 5,7 milioni di rifugiati palestinesi: Giordania, Libano e Siria.  Definanziare l’Unrwa e minarne l’operatività significherebbe creare ulteriore instabilità nell’intera Regione, un rischio che non possiamo certo correre».

In conclusione poi l’ultima richiesta: «Chiediamo infine che il governo italiano voglia rispettare e dare seguito alle decisioni, già assunte e future, della Corte Internazionale di Giustizia e di ogni altro organo giurisdizionale internazionale».

7 marzo 2024