Gemelli, inaugurato il Centro di radioterapia oncologica

Il cardinale Gianfranco Ravasi ha tenuto una lectio: «Il dolore di un malato di cancro deve essere unicamente accompagnato, mai giudicato»

Il cardinale Gianfranco Ravasi ha tenuto una lectio: «Il dolore di un malato di cancro deve essere unicamente accompagnato, mai giudicato»

Il buio col suo nero e il bianco della luce: questa dicotimia è stata alla base degli interventi che hanno animato la cerimonia d’inaugurazione del Centro di radioterapia oncologica del Policlinico Universitario Agostino Gemelli, tenutasi venerdì 10 febbraio alla vigilia della XXV Giornata mondiale del malato. Cuore dell’evento, la lectio del cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura.

«Intendo provare a dipingere un dittico – ha spiegato il porporato -: una pala sarà oscura, nella seconda, forse, si riuscirà ad intravvedere la luce». A tenere insieme le due tavole, «quasi come un legaccio», la convinzione che la malattia è prima di tutto un evento simbolico, non solo, quindi, una questione biologica ma esistenziale: «Il malato – ha spiegato Ravasi – si trova in una dimensione di interrogazione filosofica e teologica» perché si pone le grandi domande dell’umanità, quelle che sono alla base anche dell’idea di Dio e della sua giustificazione.

Nella desolazione e nella disperazione cade chi vive una malattia grave come il cancro, «si tratta – ha detto il cardinale – di un dolore che deve essere unicamente accompagnato, mai giudicato», nemmeno quando «sfocia nella reazione di Giobbe che vuole incriminare Dio». Ecco la tavola oscura, quella della crisi di senso. Luminosa è invece la tavola «della rivelazione di un significato che è squisitamente cristiano – ha spiegato ancora Ravasi -: è la cristologia della sofferenza umana». Dio decide di sperimentare «una qualità che non appartiene alla sua natura, per mezzo del Figlio» e in questo modo «la sofferenza umana viene attraversata dal divino e non può più essere uguale a prima».

Nella Passione sono narrati tutti i tipi di dolore che Cristo ha provato «affinché il Padre – ha proseguito il presule – possa farsene carico: dalla paura della morte alla solitudine e al tradimento degli amici, dalla tortura fisica all’apice: il silenzio di Dio». Sembra che la luce fatichi a filtrare perché il tassello finale è quello della morte dolorosa, che grida e chiede aiuto: «Dio soffre in Cristo e diventa fratello del malato ma non salva da ogni dolore – ha concluso Ravasi -, bensì ti sostiene in ogni dolore».

Del «prolungamento della misericordia divina» ha parlato anche monsignor Claudio Giuliodori, Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, che nel suo saluto ha evidenziato come «il messaggio del Papa per questa giornata mondiale del malato (“Stupore per quanto Dio compie: Grandi cose ha fatto per Me l´Onnipotente”) metta al centro la speranza». I saluti delle istituzioni hanno invece posto l’attenzione sui risultati medici ottenuti in questi ultimi venticinque anni e così se Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore ha evidenziato come «oggi il malato oncologico non sia più necessariamente un nome da scrivere nel libro nero della morte», il professor Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia ha sottolineato «l’importanza della relazione umana che si instaura tra medico e paziente».

In questa direzione si pone allora il Libro Bianco dell’Oncologia, l’e-book multimediale che descrive le attività nell’ambito della cura e della ricerca contro i tumori sviluppate presso il Gemelli che cura ogni anno oltre 40000 pazienti e rappresenta uno dei principali centri ospedalieri nazionali nella lotta al cancro, il primo del Lazio. La realizzazione del Libro Bianco, alla sua prima edizione, è stata coordinata del professor Vincenzo Valentini, direttore del Polo di Scienze oncologiche ed ematologiche.

13 febbraio 2017