Gentiloni: la pandemia ci ha fatto ritrovare la forza come comunità

Il commissario Ue all'inaugurazione dell'anno della Cattolica. «Il virus ha fatto ritrovare la nostra forza come comunità»

«Tornare al livello e alla situazione precedente alla  pandemia non è tornare a un’ipotetica età dell’oro: prima c’era un contesto in cui le diseguaglianze erano molto forti, la crescita bassa e limitata, il contrasto al cambiamento climatico in ritardo e la competitività messa in discussione: da questo vogliamo uscire e abbiamo l’occasione per farlo, perché l’Europa ha scelto in questa crisi un approccio completamente diverso da quello della crisi finanziaria dello scorso decennio mettendo in comune 800 miliardi per la transizione verde, per l’innovazione, per l’inclusione sociale in un grande programma di rinascita». Ne è convinto il Commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni, intervenuto ieri, 24 gennaio, all’ inaugurazione dell’anno accademico della sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, a cui hanno preso parte, tra gli altri, anche il ministro per le Pari opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, e il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti.

La cerimonia – preceduta dalla celebrazione presieduta dal cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio – è stata, secondo Gentiloni, l’occasione per riflettere su questo «tempo di crisi e sofferenze: da una parte il virus ha messo in discussione l’onnipotenza dell’individuo, che si è riscoperto fragile, dall’altra ha rivelato senso civico, disciplina e ha fatto ritrovare la nostra forza come comunità, talvolta aprendo strade che poi altri Paesi hanno percorso».

Dal commissario Ue anche un plauso a quanti hanno lavorato in prima fila in questi due anni: «La pandemia ci ha anche fatto riscoprire l’importanza della scienza, della ricerca e della competenza – ha proseguito ancora Gentiloni -. La negazione c’è, ma si tratta di una minoranza rumorosa. Infatti, la grande maggioranza di cittadini, italiani ed europei, ha seguito le indicazioni che le autorità politiche hanno dato basandosi sulla loro collaborazione con le voci più autorevoli del mondo scientifico». Questa, ha osservato, «è l’Europa in cui ogni cittadino è libero, ma non è solo di fronte alla malattia; è l’Europa della ricerca, dello studio e della scienza».

E proprio dell’importanza di far comprendere e diffondere una cultura scientifica ha parlato Franco Anelli, rettore dell’Università Cattolica, nel suo discorso inaugurale: «La vicenda della pandemia ci ha rivelato che non basta “fare” scienza: occorre diffondere consapevolezza di ciò che è scienza – ha dichiarato -. Due sono gli estremi del dilemma che abbiamo innanzi: la crisi della fiducia nella scienza e l’indebolirsi dell’autorità delle istituzioni politiche, che talora sono apparse voler rimettere integralmente proprio alla scienza la giustificazione di decisioni che attengono alla dimensione delle relazioni sociali». Distorsioni che traggono origine «dallo stesso errore: dimenticare che la scienza è ricerca, non rivelazione», cioè è alla prova dell’esperienza. Ed è qui che entra in gioco anche la funziona culturale, politica ed educativa delle università: «Gli studenti sono non solo i medici, i ricercatori, ma i cittadini di domani – ha proseguito il rettore -. La loro cultura, prima delle competenze tecniche, sarà decisiva per la qualità delle società future».

Didattica e ricerca sono gli aspetti su cui si è soffermato Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’ateneo, a conclusione del suo terzo mandato: «Fornire esempio di eccellenza e carità ai nostri allievi riempie di concretezza quelli che altrimenti sarebbero vuoti titoli accademici – ha detto -. È noto che dove si insegna e dove si fa ricerca si cura meglio, nessuno però poteva nemmeno immaginare come queste dimensioni si potessero fondere in un tutt’uno». Un risultato raggiunto «difendendo la vera scienza al servizio dell’uomo e affermando la forza del profondo connubio tra fede e scienza». La cerimonia è proseguita con le prolusioni dei professori Stanislao Rizzo, ordinario di Malattie dell’apparato visivo, e Franco Locatelli, ordinario di Pediatria.

25 gennaio 2022