Documento della Conferenza episcopale tedesca sui vescovi nella guerra mondiale

L’occasione: il 75° anniversario della fine del secondo conflitto mondiale. Il presidente della Dbk Batzing: «L’8 maggio 1945, giorno di liberazione»

“I vescovi tedeschi nella guerra mondiale”. In vista della celebrazione del 75° anniversario della fine della seconda guerra mondiale, la Conferenza episcopale tedesca (Dbk) ha presentato ieri, 29 aprile, in una videoconferenza il documento che approfondisce l’atteggiamento verso il conflitto mondiale dei vescovi cattolici in carica al tempo nella Germania nazista.  Un testo di 23 pagine che, ha affermato il presidente della Dbk Georg Bätzing, chiarisce molti aspetti della «Chiesa sotto il nazionalsocialismo».

Il presule parla di «un gap di memoria» ma anche «di confessione», a proposito del modo in cui i vescovi cattolici hanno affrontato la guerra. I vescovi tedeschi hanno osservato che se in tutta Europa l’8 maggio 1945 è stato ricordato per decenni come il «giorno della felicità e della gioia», per i tedeschi non è così. Solo a distanza di tempo è stato compreso in Germania che «l’8 maggio è stato un giorno di liberazione. Anche noi siamo stati liberati: dagli orrori della guerra, dall’oppressione nazista e dall’omicidio di massa». Tuttavia la Chiesa «non deve essere risparmiata e deve imparare dalla storia». Anche per quanto concerne il comportamento dei vescovi durante la guerra, che i loro successori sono chiamati ad affrontare in modo critico. «Non è necessario nascondere il fatto che ciò non è facile per noi», ha affermato Bätzing. Fondamentale, in questo senso, la decisione assunta dai vescovi tedeschi nel 1965 di avviare ampie ricerche sulle attività della Chiesa sotto il nazionalsocialismo, con il motto «la Chiesa non teme i documenti».

Georg Bätzing, presidente della Conferenza episcopale tedesca
Georg Bätzing

Il presidente della Conferenza episcopale tedesca ha evidenziato che «il giudizio nei confronti dei nostri predecessori non è positivo per noi. Nessuna generazione è libera da giudizi e pregiudizi basati sul tempo. Tuttavia, i posteri devono affrontare la storia per imparare da essa per il presente e il futuro»Accanto a lui il presidente della Commissione tedesca Justitia et Pax Heiner Wilmer, vescovo di Hildesheim, che ha spiegato che la moltitudine di «fatti storici indiscussi» sulla posizione dei vescovi sulla guerra ha portato a «un quadro ingarbugliato. Con tutta la distanza interiore al nazionalsocialismo e talvolta persino un’opposizione aperta, la Chiesa cattolica in Germania faceva parte della società di guerra». Quindi ha citato la frase principale del nuovo documento: «I vescovi non si sono opposti chiaramente alla guerra ma la maggior parte di loro ha rafforzato la volontà di perseverare».

Come mostrano gli archivi, anche la Conferenza episcopale di allora è stata bloccata internamente: i vescovi che volevano apertamente criticare le politiche del regime nazista fallirono a causa del principio dell’unanimità e quindi a causa dell’influenza del presidente, il cardinale Adolf Bertram, che voleva mantenere la Conferenza episcopale su una rotta attenta e cauta verso il governo del Reich.

30 aprile 2020