Gervasi: la logica dell’odio porta morte e infelicità

La celebrazione conclusiva per gli 80 anni del voto alla Madonna presieduta dal cardinale Feroci al Divino Amore. L’omelia del vescovo ausiliare. Omaggio alla torre del miracolo

Davanti alla torre del primo miracolo, a Castel di Leva, dove «nel 1740 ci fu la prima manifestazione della Madonna, la cui icona originale è conservata nel Santuario antico», il cardinale Enrico Feroci, rettore del Santuario del Divino Amore, ha presieduto ieri, 9 giugno, la solenne celebrazione conclusiva delle quattro che in altrettanti luoghi-simbolo mariani di Roma hanno voluto fare memoria del voto pronunciato il 4 giugno del 1944 affinché la città venisse risparmiata dall’attacco delle truppe tedesche.

Così come «secoli fa e 80 anni fa – ha pregato il porporato all’inizio della Messa – Maria anche oggi continui a donarci la sua presenza». In particolare della «grande devozione popolare» così come della «grande paura di tutta la popolazione per il rischio di una carneficina» ha parlato nella sua omelia il vescovo Dario Gervasi, ausiliare per il settore Sud, concelebrante insieme all’arcivescovo Rolandas Makrickas, arciprete coadiutore della basilica di Santa Maria Maggiore.

«In quel momento di panico e di tensione – sono ancora le parole del presule – ci si affidò a Maria con il voto pronunciato nella chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio», dove l’icona miracolosa era stata fatta spostare dal Divino Amore dall’allora Papa Pio XII per preservarla visto l’infuriare della guerra. «Sorprendentemente i tedeschi lasciarono Roma – ha continuato Gervasi – e possiamo immaginare la gioia immensa dei romani in quel momento»; allo stesso modo, ha spiegato ancora, «avviene quando il Signore interviene nella storia e si passa così dalla paura, come quella di Adamo che, nella prima lettura di oggi si riscopre nudo e fragile e si nasconde, alla gioia».

Nel rapportarsi ad Adamo, «Dio interviene con una domanda, “Dove sei?” la stessa che dovrebbe risuonare in tanti cuori anche oggi – ha proseguito il vescovo -, per chiederci “Dove stiamo andando?” in un momento difficile nel quale la guerra non è più alle porte della nostra città ma dell’Europa, con un costo umano altissimo in Ucraina e anche in Palestina», dove «a vincere è la logica dell’odio, che porta soltanto morte e infelicità». Solo tornando «a Dio, che entra nella storia e smaschera il male, vincendolo, così come Gesù libera con la Parola e con gli esorcismi come spiegato nel Vangelo di oggi», ha osservato Gervasi, si perverrà alla «salvezza» invece di continuare a «nascondersi in questo tempo nella tentazione della guerra» che è poi «il male che si insinua nel mondo». Dalla tentazione, in particolare, ha concluso il vescovo, «si esce quando si ascolta la Parola che apre all’uomo tutto un altro panorama» laddove «ascoltando la Parola si entra nella grande famiglia dei fratelli e delle sorelle di Cristo». Da qui l’invito finale di Gervasi a «fare entrare il Divino Amore nella nostra vita» cosìcché «potremo salvarci».

Al termine della celebrazione, prima della processione con omaggio floreale presso la Torre del primo miracolo, accompagnata dalla banda musicale del Divino Amore, la recita, come preghiera, di un estratto dell’omelia che Pio XII pronunciò nella chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio l’11 giugno 1944, all’indomani della liberazione, per ringraziare la Madonna «di ciò che è accaduto contro le umane previsioni: la nostra Madre Immacolata ancora una volta ha salvato Roma da gravissimi imminenti pericoli». Ancora, il dono dell’arcivescovo Makrickas al cardinale Feroci di una riproduzione dell’icona della Salus populi romani.

10 giugno 2024