“Gimondi e il Cannibale”, il duello con Merckx nella voce di Ruggeri

Il brano del cantautore dedicato alla lotta, durata diversi anni, tra il campione bergamasco e il belga che vinse oltre 500 corse

Il Giro d’Italia numero 102 è finito da pochi giorni a Verona, con l’ennesimo podio di Vincenzo Nibali e la vittoria dell’ecuadoriano Richard Carapaz. Al suo primo trionfo nel Giro d’Italia, ha solo 26 anni ed è professionista da appena due anni. Bravo in salita, ha resistito a cronometro. Per lui è la prima vittoria in una corsa a tappe. Il tempo dirà se ha davvero la stoffa del campione.

Grazie al Giro d’Italia abbiamo avuto l’opportunità di tornare con la mente a grandi campioni del passato, e tra questi come non pensare al “Cannibale”. Così era soprannominato Eddy Merckx, il grande campione belga che vinse cinque Tour de France (record condiviso con Anquetil, Hinault e Indurain), cinque Giri d’Italia (come Binda e Coppi), l’accoppiata Giro-Tour per tre volte, una Vuelta, quattro Mondiali su strada, 27 classiche, oltre 500 corse nella sua carriera (tra cui 17 Sei Giorni su pista) e che batté il record dell’ora.

Il “Cannibale” è finito anche in una canzone, dove si racconta il duello con l’eterno rivale di quegli anni, il bergamasco Felice Gimondi. Gli appassionati di ciclismo con qualche capello bianco avranno tifato per lui davanti ai teleschermi restando a volte delusi per quei secondi posti dietro al “mostro” belga, ma saranno stati anche travolti dall’entusiasmo oltre ogni limite nelle occasioni in cui il “Cannibale” veniva battuto, come quando Gimondi conquistò nel 1976, a 34 anni, il suo terzo Giro d’Italia con sette minuti di vantaggio su Merckx, che lo concluse solo all’ottavo posto.

La canzone, che si intitola appunto “Gimondi e il Cannibale”, uscita nel 2000, è di Enrico Ruggeri (dall’album “L’uomo che vola”). «La gola che chiede da bere / C’è un’altra salita da fare / Per me, che sono fuggito subito / Rapporti che devo cambiare / Lo stomaco dentro al giornale / Per me, e devo restare lucido / E quanta strada che verrà / Ma non mi avrai, io non mi staccherò / Guarda la tua ruota e io ci sarò».

Sembra di rivederli nelle immagini ancora in bianco e nero, in quella tv ancora con due soli canali, Édouard Louis Joseph Merckx (questo il suo vero nome) e Felice Gimondi. «Senza Gimondi mi sarei divertito meno a vincere e sarebbe stato più facile», ha confessato pubblicamente anni fa Merckx. Per il campione bergamasco fu coniato il soprannome “l’eterno secondo”, e certo salì sul podio nove volte al Giro d’Italia. In realtà Gimondi – campione gentiluomo – di successi ne ebbe tanti. È uno dei sette corridori ad aver vinto tutte le grandi corse a tappe: tre Giri d’Italia, un Tour de France, una Vuelta. Nel 1973 trionfò al Mondiale su strada, vinse anche alcune classiche.

Ciclista completo, Gimondi non mollava, anche davanti allo strapotere di Merckx, o almeno ci provava, come canta Ruggeri. «Cento e più chilometri alle spalle e cento da fare / Di sicuro non arriva più qualcuno dei miei / Tutta quella gente che ti grida, non ti fermare / E tu che mi vuoi lasciare / Non ci provare / Non mi stancherò…. Ancora più solo di prima, c’è già il Cannibale in cima / e io che devo volare a prenderlo. / Sudore di gente dispersa, di maglia, di lingua diversa; / ma io, il cuore io voglio spenderlo».

«Coppi il più grande, Merckx il più forte» è una frase attribuita a più di un giornalista sportivo, ma che sintetizza bene il valore del campione belga. E le sue imprese hanno lasciato un segno anche al di fuori del mondo delle due ruote. Un titolo nobiliare in patria per meriti sportivi, l’intitolazione di una fermata della metropolitana di Bruxelles, dove è esposta la bicicletta utilizzata per il record dell’ora nel 1972, e quella del velodromo di Gand. Vinse il Giro del ’68 con una tappa leggendaria sulle Tre Cime di Lavaredo, sotto la neve in maniche corte; dietro di lui, in classifica, si piazzò Adorni, e terzo Felice Gimondi. Anche se anni dopo avrebbe avuto la rivincita.

«Dietro alla tua ruota io ci sarò», canta Ruggeri. «Cento e più chilometri alle spalle e cento da fare / Di sicuro non ci sarà più qualcuno con noi / Devi dare tutto prima che ti faccia passare / Io non mi lascio andare / Non ti voltare; sai che ci sarò».

4 giugno 2019