Giovanni Truppi, in tour con il pianoforte verticale

Dopo la partecipazione al Festival di Sanremo e l’anteprima della tournée a Napoli, la sua città, il 22 maggio in concerto a Roma, il 31 a Milano. Da giugno il tour estivo

Quando è apparso sul palco dell’Ariston di Sanremo all’ultimo Festival, molti non sapevano chi fosse, eppure era in gara tra i big e si era appena aggiudicato un “Premio Lunezia” e una “Targa MEI” come artista indipendente. Eppure Giovanni Truppi, cantautore napoletano classe 1981, ha al suo attivo sei album, tra i quali “Poesia e civiltà” (2019), indicato tra i migliori dischi dell’anno dai principali media italiani e francesi, e nell’Ep (2020) ha raccolto variegate collaborazioni con Calcutta, Veronica Lucchesi de La Rappresentante di Lista, Niccolò Fabi e Dario Brunori. Difficile etichettarlo in un unico genere. Influenzato da jazz, rock, punk e canzone d’autore, scrive con una metrica unica e brillante con la quale ha lasciato il segno anche a Sanremo, con il brano “Tuo padre, mia madre, Lucia”. Oltre alla chitarra, in concerto utilizza un pianoforte di sua ideazione ottenuto modificando un piano verticale: uno strumento di dimensioni inferiori allo standard, smontabile, ed elettrificato tramite una serie di pick-up che gli permettono di amplificarlo.

Lo scorso 4 febbraio è uscita l’antologia “Tutto l’universo”, per Virgin Records/Universal Music Italia, che racchiude la sua essenza artistica e i suoi dieci anni di carriera; il 13 maggio  è stata la volta dell’omonimo album in doppio vinile, con una speciale pubblicazione curata da Andrea Colamedici di Tlon: una lunga e approfondita conversazione con Giovanni sui temi delle canzoni contenute nel LP. Nei suoi brani si intuiscono vicende autobiografiche e analisi filosofiche e sociali, spaziando dalla poesia alla politica, dall’amore a Dio, fino alle relazioni umane. Dopo l’anteprima a Napoli, domenica 22 maggio sarà in concerto a Roma (Auditorium Parco della Musica) e il 31 maggio a Milano (Auditorium di Milano), poi da giugno si aprirà il tour estivo. Lo abbiamo intervistato dopo la data di partenza del tour, per conoscerlo un po’ meglio.

Pronto per il tour?
Sì, penso di sì (sorride quasi a tirare un sospiro di sollievo, n.d.r.). Diciamo che ora che ho fatto la prima data a Napoli la settimana scorsa, lo posso dire con più certezza. Napoli è la mia città, ma non è così facile come sembra iniziare da lì, nel senso che di solito mi vengono a vedere tutti i parenti e c’è un po’ un’ansia da prestazione, del non essere all’altezza delle aspettative.

La pandemia per te è stata più sfida o opportunità?
Guardandomi indietro, mi rendo conto che effettivamente sono riuscito a lavorare e a fare delle cose, ma nel corso di quegli anni non avevo questa sensazione, anzi, mi sentivo nelle sabbie mobili, con la paura di non riuscire a fare quello che volevo dal punto di vista lavorativo, ma non solo. Poi le cose hanno cominciato a sbloccarsi, per fortuna adesso posso riprendere a fare i concerti, a incontrare le persone. Ma devo ammettere che ancora non sono del tutto tranquillo.

Quanto di autobiografico c’è nelle tue canzoni?
La mia biografia è molto presente, anche proprio mio malgrado. Nel senso che questo sono io, ogni tanto provo a svicolare, ma mi rendo conto che per come sono fatto, per come ho sviluppato il mio linguaggio, la mia vita, per tutto quello che mi sta vicino e che considero materia viva, mi viene automatico utilizzarla per la scrittura. Per fortuna poi non è tutto letterale, non c’è solo la mia persona.

Citi spesso Dio, sei in ricerca?
Penso di esserlo a fasi alterne, ma personalmente mi sento sicuramente attratto dalla spiritualità. Ci sono momenti in cui ho l’impressione che noi tutti facciamo parte di qualcosa che non è letteralmente quello che io vedo davanti ai miei occhi, ma qualcosa che trascende la realtà sensibile. In generale credo che tutta l’umanità abbia bisogno di uno scossone, come ho provato anche a dire nella canzone “Lettera a Papa Francesco I”.

Cosa ti aspetti dal tour?
Mi piace fare i concerti, li vivo molto intensamente. Poi sono timido, non parlo tanto, ma cerco di sopperire portando sul palco delle parti di me stesso che non si vedono nel quotidiano. Di sicuro ci sarà sempre con me il pianoforte verticale, una mia invenzione che mi permette di abbracciare lo strumento come fosse una chitarra elettrica.

20 maggio 2022