Giovannino, in ospedale con malattia rara. Il Cottolengo: «Accogliamolo noi»

Affetto da ittiosi Arlecchino, il piccolo è stato abbandonato in ospedale. Don Carmine Arice, padre generale: «La nostra casa è la tua casa»

Giovannino. 4 mesi e il peso di una malattia genetica rara che, con un nome ingannevolmente gentile, aggredisce la pelle rendendola delicata come carta velina ed espone chi la “porta” a un altissimo rischio di infezioni: l’ittiosi Arlecchino. Una malattia che spacca l’epidermide in grandi falde – come i rombi del costume di Arlecchino, appunto -, e basta un respiro a causare una lesione.

Lotta per sopravvivere nel reparto di terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Anna di Torino, Giovannino, abbandonato da una famiglia che non se l’è sentita di farsene carico e che «non possiamo giudicare in nessun modo», dichiara il direttore del reparto Daniele Farina. Da allora, affidato a un tutore legale, in ospedale ha trovato casa: «È un bimbo sveglio che sorride e ama essere portato a spasso per il reparto – ancora le parole di Farina -. È contento quando qualcuno gli fa ascoltare la musica». E ha superato la fase più critica: «Esistono bambini che diventano adulti con questa malattia».

Prendersi cura di Giovannino e della sua pelle che  si spacca molto facilmente e deve essere trattata con olio e crema idratante tante volte al giorno comporta un grande impegno. Ma Giovannino non è la sua malattia. È quello che hanno pensato questa mattina, leggendo la sua storia sui giornali, i responsabili del Cottolengo. Il Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza don Carmine Arice ha scelto di rivolgersi direttamente a lui, in una lettera nella quale offre la possibilità di esaudire il sogno di una casa anche per lui.

«Sai – scrive il sacerdote -, don Giuseppe Cottolengo ha voluto una casa proprio per quanti fanno fatica a trovarne una perché la loro situazione di vita o di salute era particolarmente difficile. E così vogliamo continuare a fare anche noi». La  Piccola Casa, «se sarà necessario – prosegue -, è disposta a essere la tua casa, sta modulando risposte diverse a domande diverse». Nello stile caro al fondatore. «La nostra casa – ha spiegato poche ore dopo all’Agenzia Sir – è nata proprio per accogliere chi non aveva casa e moriva per strada. Giovannino è una speranza di vita ed è stato naturale dire: accogliamolo noi».

Un’offerta che don Carmine rivolge direttamente al piccolo. «Anche per te, caro Giovannino – scrive -, vorremmo pensare un’accoglienza degna del valore infinito della tua esistenza, con tutto ciò che sarà necessario e nelle modalità che richiede una situazione così particolare come la tua: insomma una casa con persone che ti vogliono bene e si prendono cura di te fino a quando sarà necessario. Se poi ci sarà una famiglia, con un papà e una mamma che vorranno essere tuoi genitori – aggiunge -, saremo contenti di affidarti a loro. Quello che ci preme dirti ora, e che questa mattina con Madre Elda e Fratel Giuseppe abbiamo subito pensato, è che tu una casa ce l’hai: la nostra casa è la tua casa! E siamo certi che la Divina Provvidenza, in sinergia con le istituzioni che vorranno aiutarci, non mancherà di dare tutto il necessario».

Intanto dall’ospedale assicurano: Giovannino è pronto per andare a casa anche subito.

6 novembre 2019