Giubileo del 2000, apre la Porta Santa di San Pietro

Il rito con Giovanni Paolo II nel segno dell’universalità: così lo raccontò Roma Sette

Sollevano in alto i corni, i tre suonatori nei costumi tradizionali della Nigeria nell’atrio della basilica di S. Pietro. I tre uomini soffiano all’interno delle lunghe zanne d’avorio, svuotate, poggiando le labbra lungo la curva. Dagli strumenti si diffonde un suono lungo, profondo, che supera gli applausi che ancora perdurano dopo che Giovanni Paolo II, avvolto nel piviale multicolore bli angelico, oro e rosso, ha aperto la Porta Santa vaticana. è un suono portato dai secoli. Lo stesso che si udiva in Gerusalemme uscire dallo jobel. Il Grande Giubileo dell’anno 2000 è iniziato. Ed è cominciato nel segno di un abbraccio che supera le frontiere che segnano il pianeta.

«La Tua nascita ha cambiato in modo ineffabile il corso degli eventi umani. Ecco la verità che in questa notte la Chiesa vuole trasmettere al terzo millennio – sottolinea il Pontefice all’omelia della celebrazione della notte di Natale –. E voi tutti, che verrete dopo di noi, vogliate accogliere questa verità, che ha mutato totalmente la storia. Dalla notte di Bletemme, l’umanità è consapevole che Dio si è fatto Uomo: si è fatto Uomo per rendere l’uomo partecipe della sua natura divina».

Il Grande Giubileo comincia nel segno della partecipazione del mondo. Se il corno del Giubileo è stato suonato da africani, sono due koto giapponesi, strumenti a corda, a risuonare per primi nell’atrio della basilica. Accompagnano una cerimonia di unzione della porta con oli profumati e di decorazione delle ante con fiori tipici delle culture asiatiche e dell’Oceania, terre da cui provengono le donne che compiono il rito. E lo fanno perché quella che è iniziata è una festa, il bimillenario di Cristo. E con quei gesti, Cristo resta al centro della celebrazione. E molti elementi lo rammentano ai cristiani.

L’intronizzazione del vangelo, che il Papa alza verso la folla. E lo stesso Giovanni Paolo II che è solo quando schiude, alle 23.25, le due valve della Porta Santa, spingendole. E solo resta inginocchiato in preghiera sulla soglia. è lui infatti, Vicario di Cristo in terra, che apre la strada alla preghiera, alla penitenza. Attraverso di lui inizia il cammino della Chiesa. E con lui, le genti del pianeta, presenti nella Celebrazione Eucaristica, che assume la centralità dell’evento.

Ci sono otto bambini dei cinque continenti che all’offertorio portano i doni all’altare. E poi la prima lettura in spagnolo, la seconda in inglese, il Vangelo in latino, in greco i passaggi successivi letti da un diacono prima dell’omelia, i brani della Preghiera dei fedeli in italiano (il Papa), in kiswahili (un sacerdote di colore), in quechua (lettore in costume con poncho rosso), in filippino, in samoano (una donna in costume tradizionale arancione), in russo e in francese. Una «internazionalizzazione» del rito che si collega ai Sinodi continentali celebrati in preparazione del Giubileo e che rende evidente due temi forti: l’universalità della salvezza e la missione della Chiesa. «Tu sei il Cristo – ricorda il Pontefice –. Sei venuto ad illuminare la vita umana mediante il Vangelo. La Chiesa Ti saluta e insieme con Te vuole entrare nel terzo millennio». (di Luigi Laloni)

2 gennaio 2000