Gran Bretagna e Stati Uniti verso le trattative su import ed export

Il premier UK Johnson: «Saremo durissimi con gli americani senza cedere di un passo». Il risultato dei negoziati definirà lo stato geopolitico del Paese post Brexit

Al via a fine mese le trattative per un accordo su import ed export di prodotti e servizi tra Gran Bretagna e Stati Uniti. Lo ha annunciato il ministero del Commercio internazionale britannico, citando le parole del premier Boris Johnson: «Saremo durissimi con gli americani senza cedere di un passo». Il governo promette anche di voler «mantenere gli alti standard nei prodotti alimentari e nel trattamento degli animali» e di voler «proteggere il servizio sanitario nazionale», rispondendo, così, alle accuse del Partito laburista secondo il quale dal Nord America arriveranno il pollo lavato col cloro, il cibo geneticamente modificato, gli ormoni nella carne. Non solo: le accuse circolate riguardano anche le farmaceutiche americane, che si ipotizza cominceranno a vendere qui medicine costose mentre milioni di schede sanitarie verranno cedute alle compagnie digitali nordamericane.

Il risultato dei negoziati definirà lo stato geopolitico della Gran Bretagna post Brexit che dovrà, inevitabilmente, allinearsi a un blocco commerciale, si tratti di Stati Uniti o Unione europea, con la quale partono in questi giorni simili negoziati. Un accordo commerciale con gli Stati Uniti, se venisse concluso, «inietterebbe nell’economia britannica 3,4 miliardi di sterline, quasi 4 miliardi di euro, arricchendo soprattutto la Scozia, l’Inghilterra nord orientale e le regioni del centro», si legge nel documento del ministero del Commercio internazionale britannico. Gli Stati Uniti sono per la Gran Bretagna il più importante partner commerciale dopo la Ue, con il 19% di tutto l’export e l’11% dell’import.

Per l’economista Holger Breinlich, docente all’Università del Surrey, uno dei più accreditati esperti sulla Brexit del Regno Unito, «è una strada tutta in salita quella di un accordo commerciale con gli americani che potrebbe comportare anche anni di lavoro. Il governo vuole dimostrare che la Brexit arricchirà il Regno Unito – spiega – e, per questo motivo, nel documento, si promettono quasi quattro miliardi di euro in più per l’economia britannica». In realtà, «la legislazione americana, soprattutto in materia di agricoltura e prodotti alimentari, è molto diversa da quella europea seguita dal Regno Unito – prosegue l’esperto -. Inoltre, fattori di politica interna e estera come le sanzioni con l’Iran e la decisione di aprire il mercato britannico alla società Huawei potrebbero complicare molto le trattative».

Nelle parole di Breinlich, «l’opinione pubblica britannica è contraria ai polli lavati col cloro e ai cibi geneticamente modificati ma se vi sarà un accordo commerciale l’arrivo di questi prodotti è inevitabile. La mia sensazione – conclude – è che il governo voglia aprire il mercato sia a Unione europea sia a Stati Uniti ma, in questo momento, non riesco a vedere come sia possibile. Se, invece, vi fosse un “no deal” con la Ue, un’uscita dal mercato unico senza accordo, per il governo britannico ottenere un trattato commerciale con gli americani sarebbe molto più facile».

3 marzo 2020