Gran Madre di Dio, in cammino sulla strada della condivisione e della carità

Le iniziative della parrocchia di Ponte Milvio, finanziate con i fondi straordinari Cei dell’8xmille, «a sostegno di quanti sono stati travolti dalla pandemia di coronavirus», spiega il parroco monsignor Luigi Storto

«Apre le sue porte a tutti, specialmente a quanti vivono oggi più che mai un’esistenza ai margini», la chiesa Gran Madre di Dio, a Ponte Milvio, periferia nord di Roma. Così il parroco monsignor Luigi Storto descrive lo spirito della comunità che guida «con dedizione e responsabilità» da più di quattro anni.

Nata nel 1931 per volere di Papa Pio XI, la parrocchia, con i suoi 12mila abitanti – di cui 4.500 famiglie -, sorge in una «zona di frontiera» dove il volto benestante della città convive con quello popolare, se non addirittura più povero, se si pensa a chi, privo di un alloggio, è costretto a dormire sotto al ponte del Tevere. Un buco nero, quello dell’indigenza e della solitudine, che ha finito per ampliarsi, anzi raddoppiarsi, in tempi di pandemia. «Durante i mesi più acuti dell’emergenza abbiamo rafforzato molte delle nostre attività a favore dei più vulnerabili – spiega il parroco -. Insieme ai volontari della Caritas e con il supporto del gruppo Scout, ci siamo attivati sin da subito per la distribuzione settimanale dei pacchi viveri e, in presenza di casi delicati, per la consegna a domicilio».

È così che attorno alla parrocchia si è sviluppata una rete di prossimità senza precedenti che ha visto il contributo fattivo non solo dei parrocchiani ma anche dei residenti e commercianti del quartiere: «Grazie alla spesa solidale e alle numerose donazioni siamo riusciti a sostenere più di 150 nuclei familiari – prosegue don Luigi -. Con l’inizio dell’Avvento auspichiamo che la generosità e sensibilità degli abitanti possano riemergere più forti di prima». Un’energica collaborazione che testimonierebbe, ancora una volta, la volontà di vivere a livello comunitario un territorio composito, segnato da piaghe, spesso celate, che la parrocchia è stata in grado di lenire anche grazie ai fondi straordinari Cei dell’8xmille destinati all’emergenza Covid-19. «Il finanziamento – sottolinea il parroco – ci ha permesso di far fronte alle spese delle attività caritative e alle tante esigenze emerse con il sopraggiungere della pandemia».

Condivisione fraterna e carità partecipata: sono dunque queste le cifre identificative della parrocchia, ancora oggi molto impegnata a rispondere ai bisogni primari di quanti, travolti dalla seconda ondata della pandemia, si trovano di nuovo soli e in stato di necessità. Alla povertà strettamente materiale, infatti, si sta aggiungendo negli ultimi tempi un grave e diffuso senso di vuoto interiore, a cui anche il centro di ascolto Caritas è costretto a fare fronte. «Attraverso un lavoro costante e libero dai pregiudizi, riusciamo a intercettare le reali fragilità e problematiche delle persone che vengono a bussare alla nostra porta – spiega la responsabile Simona Ferrandi, in Caritas da 25 anni -. Questo ci consente di indirizzarle verso percorsi di assistenza specifici e ben definiti. A tal proposito abbiamo anche avviato recentemente un servizio di consulenza psicologica». Attivo il lunedì e giovedì pomeriggio, il centro di ascolto con i suoi 10 operatori rappresenta dunque un primo accesso in grado di facilitare la presa in carico di chi è in grave difficoltà. «La gente oggi ci chiede soprattutto lavoro e un aiuto economico – riferisce la responsabile -. Tutto ciò è indice di una grave crisi sociale e occupazionale».

Oltre che al centro di ascolto, i volontari sono impegnati anche “sul campo”, distribuendo viveri ai tanti invisibili che vivono in strada e che gravitano nel quartiere. Alle famiglie invece il sostegno alimentare è attualmente garantito dall’Ordine di Malta, che ogni martedì mattina si occupa della consegna dei pacchi. «In un tempo di così grande smarrimento e paura – commenta ancora don Luigi – la nostra sfida consiste nel restituire il primato alla spiritualità e alla fiducia nella provvidenza»: solo così «riusciremo a mettere al centro la promozione umana». Ed è alla luce di questo impegno caritatevole che è nato il pranzo solidale, un’iniziativa che si svolge ogni ultimo sabato del mese – attualmente solo su asporto – e che ha incontrato l’entusiasmo dei giovani del gruppo Scout. Come Anna Cellamare, 25 anni: «Si tratta di un appuntamento molto importante anche per noi: preparare e distribuire i sacchetti contenenti il pranzo rappresenta un atto di profonda vicinanza – racconta -. Una testimonianza concreta di solidarietà che consegniamo soprattutto ai più piccoli del gruppo Scout».

3 dicembre 2020