«Grazie a chi difende la vita»

Il vescovo Gervasi esprime la sua riconoscenza a tutti coloro che operano nel settore: l’invito alla Messa di domenica 7 febbraio al Divino Amore per affidare a Dio i nati «in questo tempo difficile»

Mette in luce il tratto della speranza, richiamo «alla vita nuova che ci attende e che ci appartiene in quanto figli di Dio», il vescovo ausiliare Dario Gervasi, delegato per la Pastorale familiare della diocesi, guardando alla 43ª Giornata nazionale per la vita, che verrà celebrata domenica prossima, 7 febbraio. «La nascita di un bambino, ogni volta, e specialmente in questo tempo di pandemia, ci fa vedere e cogliere la forza della vita – sottolinea il presule -, che ci travolge e ci supera nelle nostre capacità umane». Quindi, Gervasi riflette sul tema “Libertà e vita”, cui è dedicato il Messaggio che il Consiglio episcopale permanente della Cei ha preparato per la Giornata. «Il binomio “libertà e vita” è inscindibile – scrivono i vescovi -. Costituisce un’alleanza feconda e lieta, che Dio ha impresso nell’animo umano per consentirgli di essere davvero felice. Senza il dono della libertà, l’umanità non sarebbe se stessa, né potrebbe dirsi autenticamente legata a Colui che l’ha creata».

Da parte sua, Gervasi nota come «l’attuale emergenza sanitaria per il Covid-19 ci sta facendo sperimentare i limiti concreti e materiali posti alla nostra vita di ogni giorno, ma si tratta allo stesso tempo di un’occasione per riflettere sul senso che diamo alla nostra libertà – e quindi alla nostra esistenza – e su quello che davvero vogliamo fare e costruire». Perché «la libertà è funzionale alla vita, serve per la vita – spiega ancora il vescovo – e nella visione cristiana dell’uomo, in particolare, è strumento per amare, per dare senso e significato alla vita, poiché ci porta alla scoperta della nostra vera identità». Ancora, per Gervasi, «la libertà implica l’uso responsabile della mia esistenza e di quella altrui, a partire dalla nascita e fino a tutte le altre sfaccettature e fasi», a dire l’importanza di riconoscere «in ogni vita, fino all’ultimo respiro, e anche nella malattia, la dignità della persona umana e la sua meraviglia».

Il vescovo passa poi a considerare «il valore per la Chiesa di Roma di questa Giornata dedicata», rimandando all’appuntamento di domenica prossima, 7 febbraio, ossia la Messa da lui presieduta, organizzata dal Centro diocesano per la pastorale familiare, che verrà celebrata alle 12 nella parrocchia della Santa Famiglia del Divino Amore – afferente al Santuario di Castel di Leva -, dove sarà possibile garantire il distanziamento necessario, nel rispetto della restrizioni dovute all’emergenza sanitaria. «L’invito a partecipare è rivolto a tutti i rappresentanti dei Centri di aiuto alla vita e agli incaricati di movimenti, associazioni e gruppi che tutelano, difendono e promuovono la vita, ai quali vogliamo dire il nostro grazie – dice Gervasi -. Anche e specialmente in questi mesi di pandemia, si sono impegnati per le mamme in difficoltà, sostenendo la vita. Insieme a loro, diremo il nostro grazie anche a Dio, affidandogli tutte le vite che sono nate in questo tempo difficile».

L’attività dei Cav, infatti, non si è fermata a motivo del Covid. «Dopo la chiusura obbligata nei mesi di lockdown di marzo e aprile – riferisce Francesca, una delle 20 volontarie del Centro attivo da 10 anni nella parrocchia di Santa Giovanna Antida, nel settore Sud -, abbiamo riaperto in una nuova sede più ampia, in totale sicurezza, e sono state 70 le mamme assistite in questi mesi di pandemia, tra quelle in gravidanza e quelle che avevano da poco partorito, mentre sono 26 i nuovi nati negli ultimi mesi, per un totale di 40 bambini nati negli ultimi due anni». Ancora di più in questo periodo si è rivelato importante «il sostegno economico e materiale che offriamo mensilmente, lavorando in sinergia con un gruppo dei Cavalieri di Malta, fornendo alle mamme la spesa e oggetti utili per i bambini come carrozzine, vestiti e pannolini – spiega la referente -, ma fondamentale e prioritario rimane l’ascolto delle storie di vita delle persone». Da qui la richiesta di «far conoscere sempre più la presenza dei Cav nella parrocchie – sono ancora le parole della volontaria – perché in tante ci hanno detto, purtroppo troppo tardi, “Se vi avessi conosciuto prima…”».

2 febbraio 2021