Grecia, il giorno dopo non si sorride più
Le reazioni dei cattolici all’indomani del referendum del 5 luglio. Per il presidente dei vescovi cattolici Papamanolis, «premier greco incompetente»
Un “no” all’austerità. Parole condivise anche da padre Voutsinos: «Le urne non hanno detto “no” all’Europa e all’Euro, ma a tutte quelle misure di austerity che non faranno altro che aumentare la povertà della popolazione che è già tanta». E questo il presidente di Caritas Grecia lo sa bene dal momento che la Chiesa cattolica greca, dall’inizio della crisi, sostiene chi è in difficoltà. «Le banche sono chiuse, non si può ritirare il denaro per acquistare il necessario. Solo i pensionati possono ritirare 120 euro a settimana. Se le banche dovessero restare chiuse – avverte il sacerdote – il rischio di forti tensioni sociali e disordini sarebbe altissimo. Il Governo spera in un accordo più sostenibile per il nostro Paese. Noi vogliamo restare in Europa ma come si può quando si pensa al bene delle banche e non a quello delle persone?». Il fronte politico interno greco, intanto si muove. Il premier Tsipras ha convocato i leader dei partiti per creare un fronte unito, dal quale solo l’estrema destra, Alba dorata, si è chiamata fuori. «È un buon segno – spiega padre Voutsinos – è la prima volta che tutti i partiti cercano convergenze e visioni comuni. Forse è il primo frutto di questo referendum. Con questo voto il popolo greco ha chiesto all’Europa un accordo sostenibile che gli permetta di riprendere a sperare nel futuro».Un segnale all’Ue. Parla di speranza anche il vescovo Dimitrios, esarca apostolico per i cattolici di rito bizantino in Grecia. «Con questo voto i greci hanno ribadito la loro intenzione di restare in Europa e di voler trattare con i creditori. Non possiamo avere altri orientamenti. Nella disperazione quello di ieri è stato un voto di speranza. Sia coloro che hanno votato per il “Sì”, sia i sostenitori del “No” condividono lo stesso problema, come sopravvivere al momento presente». Per l’esarca «c’è poco da gioire, purtroppo, ma sperare che i nostri governanti si rendano anche conto degli obblighi che la Grecia ha come Paese debitore e di come questi soldi ricevuti in prestito sono stati spesi. È impensabile una rottura adesso con i nostri partner europei. Bisogna arrivare ad una soluzione sostenibile che non porti il popolo alla rovina. La Grecia – sostiene – ha lanciato un segnale forte all’Europa invitandola a riflettere che forse quanto sta accadendo qui potrà replicarsi a breve anche in altri Paesi dell’Ue. Allora chiediamoci come siamo arrivati a questo punto. Contano di più l’interesse e l’economia o piuttosto il bene della persona?». Intanto il 20 luglio scadono 4,2 miliardi di bond e cedole detenuti dalla Bce che li ha acquistati con il programma di stabilizzazione degli spread. Le sofferenze per il popolo non sono finite. (Daniele Rocchi)

