I 30 anni del Forum internazionale di Ac

Per festeggiare l’anniversario, una due giorni in presenza e online sul cammino dell’organismo che raccoglie oggi 34 Paesi membri e 35 osservatori

Prende il via oggi, 26 novembre, la due giorni dedicata a ricordare il cammino trentennale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac), che raccoglie e coordina le associazioni di Ac del m ondo. Un appuntamento che si svolge in presenza, alla Domus Mariae (sala Armida Barelli) ma anche online, per favorire la partecipazione in questo tempo di pandemia. Tra i relatori, Linda Ghisoni, sottosegretario del dicastero pontificio per i Laici, la famiglia e la vita; suor Nathalie Bequart, sottosegretario del Sinodo per i vescovi; Raffaele Cananzi, già presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana. Ad accoglierli, nelle vesti di “padroni di casa”, Rafael Ángel Corso, coordinatore Fiac e presidente nazionale dell’Azione Ccttolica argentina, e Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione cattolica italiana, con il vescovo Eduardo Garcia, assistente ecclesiastico del Fiac, e il vescovo Gualtiero Sigismondi, assistente generale dell’Ac italiana.

La prima idea del Forum nasce nel 1987. Oggi i Paesi membri sono 34: 8 in Europa (Albania, Austria, Italia, Malta, Polonia, Romania, Spagna, Svizzera Italiana-Ticino); 16 in Africa (Burundi, Burkina Faso, Camerun, Congo B., Costa d’Avorio, Gabon, Guinea Equatoriale, Kenya (Metropolia Nyeri), Mali, Repubblica Centroafricana, Repubblica Democratica del Congo, Rwanda, Senegal, Sudan, Tanzania, Uganda); 8 in America (Argentina, Colombia, Ecuador, Messico, Paraguay, Perù, Uruguay, Venezuela) e 2 in Asia (Filippine, Myanmar). I Paesi osservatori sono 35 e abbracciano i 5 continenti.

Nelle parole del coordinatore del Forum, «i laici di Azione cattolica, donne e uomini, giovani e ragazzi di fede e buona volontà, hanno molto da dire e da fare insieme, con tutto il popolo di Dio. Come Fiac cerchiamo di offrire spazi – reali e virtuali – di incontro, ascolto, confronto, con stile sinodale, in cui chiederci perché facciamo quello che facciamo, per cosa e per chi? Questo tempo di pandemia – prosegue – ci insegna che bisogna recuperare coscienza e significato per vivere la fraternità umana e l’amicizia sociale e per promuovere un nuovo paradigma di sviluppo integrale, che si concentri sulla cura del creato e a partire dai più poveri e sofferenti».

26 novembre 2021