I 50 anni di Avvenire, parole «aperte al futuro»

Nella sede milanese del quotidiano, il direttore Marco Tarquinio ha presentato le iniziative per l’anniversario. Tra queste un libro con le riflessioni delle “firme” del giornale, donato in anteprima a Francesco

Si intitola “Voci del verbo Avvenire” il libro che raccoglie le riflessioni delle “firme” del quotidiano dei cattolici sulla politica, l’economia, la società, la scienza, la cultura e la fede,  donato in anteprima a Papa Francesco nell’udienza del 1° maggio, che sarà proposto a tutti i vescovi in occasione dell’assemblea Cei, e successivamente ai parroci e religiosi. È solo una delle iniziative volute per celebrare i 50 anni del quotidiano, presentate ieri, 16 maggio, dal direttore Marco Tarquinio nella sede milanese. «Avvenire è un giornale vero perché libero, stimolante e mai aggressivo – le parole di Tarquinio -. Tutto quello che facciamo non è meramente celebrativo ma utile al sevizio che svolgiamo. Non sono parole rivolte al passato, ma aperte al futuro».

Il libro, ha spiegato il direttore, «andrà in mano a tutti coloro che incontreremo nelle feste di Avvenire. Siamo l’unico quotidiano italiano ad avere una platea cospicua di abbonati alla versione cartacea. Legame impegnativo con i lettori – ha commentato -, che non si accomodano sulla nostra opinione. Leggono tra i 48 e i 50 minuti, tre volte la lettura media dei quotidiani. Paolo VI ha voluto che fossimo a Milano, e da Milano si vede bene l’Italia e il mondo. Questa è una città aperta al futuro e capace di interpretare il presente».

Proprio per la canonizzazione di Paolo VI, «figlio di giornalista che ha voluto Avvenire», in autunno «ci aspetta un grande evento. Prepareremo iniziative editoriali specifiche. Ci sarà anche un francobollo commemorativo del quotidiano». Il 4 dicembre, poi, Avvenire andrà in edicola con una grafica rimodernata. «Siamo stati spesso laboratorio di innovazione – osserva ancora il direttore -. Abbiamo il dovere di dimostrare che lo strumento giornale è ancora utile nella nostra comunità. Uno strumento che dà una visione armonica di un giorno della vita nel mondo».

A ricordare la data della prima uscita del quotidiano, il 4 dicembre 1968, è stato Alessandro Zaccuri, scrittore e giornalista. «Sembra una data casuale ma non lo è – ha spiegato -. Cinque anni prima, il 4 dicembre 1963, erano stati promulgati i documenti del Concilio Vaticano II. È stato Paolo VI a suggerire la data d’uscita del quotidiano, per indicare che si comunicava con la Chiesa e per il mondo”.Cinque anni prima, il 4 dicembre 1963, erano stati promulgati i documenti del Concilio Vaticano II. È stato Paolo VI a suggerire la data d’uscita del quotidiano, per indicare che si comunicava con la Chiesa e per il mondo». Oggi, ha concluso Zaccuri, «siamo un laboratorio che guarda al futuro, ricordando la nostra storia».

Sulle origini di Avvenire è intervenuto, con la cifra del suo stile ironico, anche l’attore Giacomo Poretti. «Quando siete nati – ha ricordato – andavo casa per casa a diffondere il quotidiano dei lavoratori. Non me lo comprava nessuno, allora supplicavo mia nonna che me ne comprava due copie e poi andava a confessarsi». Poi ha proseguito: «I miei genitori mi hanno sempre comprato libri e hanno sempre comprato un giornale. Oggi il rischio è di sostituire il giornalista con l’algoritmo».

17 maggio 2018