I bambini nei Paesi ricchi: meno di 4 su 5 soddisfatti della loro vita

Pubblicata l’ultima Report Card 16 del Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef. L’Italia 19ª su 38 Paesi per quanto riguarda il benessere dei più piccoli

Lanciata ieri, 3 settembre, dal Centro di ricerca Innocenti dell’Unicef l’ultima Report Card 16: l’indagine, in corso ormai da 20 anni, che utilizza dati nazionali comparabili per stilare una tabella dei Paesi Ue e Ocse sull’infanzia. «Suicidi, infelicità, obesità e scarse capacità in campo sociale e accademico sono diventate caratteristiche fin troppo comuni fra i bambini nei Paesi ad alto reddito», si legge nello studio, che utilizza dati pre-Covid per ordinare i Paesi in base alla salute mentale e fisica dei bambini e alle loro competenze accademiche e sociali. Il risultato: Paesi Bassi, Danimarca e Norvegia risultano i 3 migliori Paesi, tra quelli ricchi, in cui essere un bambino.

«Nella maggior parte dei Paesi, meno di 4 bambini su 5 si ritengono soddisfatti della loro vita»,  è evidenziato nella Report Card. La Lituania registra i tassi più alti di suicidio fra gli adolescenti – una delle cause principali di morte fra i bambini e i ragazzi di 15-19 anni nei Paesi ricchi -, seguita da Nuova Zelanda ed Estonia. I tassi di obesità e sovrappeso fra i bambini sono aumentati negli ultimi anni: circa un bambino su 3 in tutti i Paesi è obeso o sovrappeso, con i tassi in rapido aumento in Europa meridionale. Ancora, in più di un quarto dei Paesi ricchi la mortalità dei bambini è ancora sopra 1 ogni mille. Relativamente alle capacità in ambito accademico, in media, il 40% dei bambini in tutti i Paesi Ocse e Ue non possiede competenze di base di lettura e matematica entro i 15 anni.

Il rapporto stila anche una lista dei Paesi in base alle loro politiche che supportano il benessere dei bambini e altri fattori, fra cui l’economia, la società e l’ambiente. Le politiche e i contesti migliori per supportare il benessere dei più piccoli si registrano in Norvegia, Islanda e Finlandia. In media, i Paesi spendono meno del 3% del loro Pil nelle politiche per le famiglie e i bambini. L’Italia in particolare, riferisce il presidente di Unicef Italia Francesco Samango, «si posiziona 19ª su 38 Paesi per quanto riguarda i risultati generali sul benessere dei bambini; solo 34ª – su 41 Paesi – per quanto riguarda le politiche e le condizioni che generano benessere». Tra i dati più preoccupanti, quello dei Neet, vale a dire i giovani che non studiano e non lavorano, che nel nostro Paese sono l’11% dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni. a fronte di una media del 6% negli altri Paesi.

4 settembre 2020