Voglia di rinascere. La voglia di rinascere della città martire siriana è testimoniata anche dal padre gesuita Sami Hallak, responsabile del centro del Jesuit Refugee Service (Jrs) di Al-Azizieh, ad Aleppo. Da sempre in prima fila nel portare aiuto alla popolazione cristiana e non, il religioso parla di «popolazione contenta sebbene priva di lavoro, di luce e di acqua. La situazione è peggiore ad Aleppo Est teatro di gravi scontri e bombardamenti. I quartieri sono distrutti e molti dei loro abitanti in questi anni hanno trovato rifugio nelle parti occidentali. Il loro rientro nelle rispettive zone di provenienza è cominciato solo dopo che le forze governative hanno ripreso il controllo della parte Est. Ma tutto si muove lentamente perché non ci sono più servizi di base, oltre a cibo, luce e acqua. Manca anche la polizia, la sicurezza non è garantita. La maggior parte delle case è stata distrutta, alcune rubate da ribelli e combattenti. Per rimetterle a posto serve tanto denaro. Difficile pensare ad un ritorno adesso, forse più avanti, magari a maggio, quando le macerie saranno state rimosse e le scuole avranno terminato le lezioni. Fino a quel periodo gli sfollati di Aleppo est non si muoveranno dalla parte Ovest». In questa fase l’attenzione del Jrs si sta rivolgendo a tante famiglie cadute in estrema povertà. Per queste, spiega il gesuita, «stiamo allestendo dei piccoli centri di aiuto vicino ai check point dove ci sono militari armati. Questo scoraggia i malintenzionati che vogliono rubare cibo e acqua destinati ai più bisognosi. Lo stesso stiamo cercando di fare ad Aleppo Est, con dei punti di distribuzione di pasti caldi perché la popolazione non ha nulla in casa». Si lavora sperando sempre in una soluzione di pace. Ginevra? «Vedremo. Ciò che conta è mettere a tacere le armi». La sovranità del Paese? «Ora come ora è l’ultima preoccupazione. Lo dico da cittadino siriano che ha sofferto tanto per la guerra. I siriani vogliono vivere in pace e con dignità». (Daniele Rocchi)

15 febbraio 2017