I figli e la droga, l’intenso racconto di “Beautiful boy”

Una storia terribilmente vera, affidata alla regia di Felix Van Groeningen, alla sua prima prova in lingua inglese. «La storia assomiglia a un mito, è universale»

Nicolas Sheff ha 18 anni ed è un bravo studente. Va bene nelle varie materie, scrive per il giornale della scuola, recita nello spettacolo teatrale: di più insomma non si potrebbe chiedere a un ragazzo appena maggiorenne. C’è però, purtroppo, un’altra faccia di questa medaglia bella e preziosa: dall’età di 12 anni, Nicolas è dedito alle droghe e il mondo per lui «da bianco e nero improvvisamente è diventato a colori». Insomma Nicolas, proprio nella delicata fase di passaggio nella quale un adolescente si appresta a diventare adulto, è sulla strada per diventare un vero e proprio tossicodipendente. Da qui prende le mosse Beautiful boy, una storia che sembra inventata ed è invece terribilmente vera, reale e sofferta nello struggente baratro di vuoto e di disperazione che sembra a poco a poco profilarsi, e che è al centro dell’omonimo film di Felix Van Groeningen, in uscita nelle sale dal 13 giugno.

L’inizio della vicenda è proprio nel 2005, quando il giornalista David Sheff scrive un articolo intitolato My addicted son, pubblicato sul New York Times Magazine. Accanto a questo che è diventato la cronaca di una testimonianza tanto profonda quanto dolorosa, due anni dopo, Nicolas ha a sua volta pubblicato un libro dal titolo Tweak: growing up on Methamphetamines. Due testi usciti a breve distanza l’uno dall’altro sui quali, per lavorarci in sede cinematografica, era importante non tanto mettere in mostra il negativo che hanno espresso con contorno di sacrifici e privazioni, quanto arrivare infine a comunicare una ventata di ottimismo, non per semplice questione di “happy end” ma per trasmettere la convinzione che volontà e coraggio sono paganti. A questo punto entra in gioco il regista, la scelta del quale è stata di taglio arrischiato e provocatorio: i produttori si sono orientati infatti su Felix van Groeningen, fiammingo di nascita, autore di un film, Belgica, premiato al Sundance Film Festival 2016, e poi di Alabama Monroe – Una storia d’amore, nominato agli Oscar 2014 come miglior film in lingua straniera.

Beautiful boy è il suo primo film in lingua inglese e sorprende per la compattezza di scrittura con cui accosta una storia molto americana. Il padre e il figlio Sheff vivono una vita confortevole nella Contea di Marin, una quotidianità tranquilla su cui la scoperta del “vizio” di Nic cala come un macigno non più sollevabile. Da subito il forte legame fra i componenti della famiglia è l’elemento che è risaltato in primo piano. «Sia David che Nic amano il cinema e nella scrittura inventano immagini in modo cinematografico. La storia assomiglia a un mito, è universale», precisa il regista. Gli attori chiamati a impersonare i due protagonisti sono due nomi di forte personalità e di sicura crescita: nel ruolo di David Sheff c’è Steve Carrell, attore tra i più versatili dell’ultima generazione; da ricordare Foxcatcher: una storia americana di Bennett Miller e Benvenuti a Marwen di Robert Zemeckis. Nel ruolo del figlio Nic Sheff figura Timothèe Chalamet, nominato agli Oscar per il ruolo di protagonista nel film Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino.

Film di bella intensità e ricchezza di contenuti, questo Beautiful boy, fortemente positivo per il modo con cui affronta un tema fin troppo frequente nella nostra contemporaneità.

10 giugno 2019