I giovani di Roma, “pellegrini di speranza” al Divino Amore
Notte di festa e preghiera al santuario mariano, prima della Messa con il Papa per la celebrazione diocesana della Gmg. Don Tedesco (Pastorale giovanile): Acutis e Frassati, modelli di una santità possibile. Il colloquio col vicario Reina
Un cielo terso e limpido pieno di stelle, complici anche le basse temperature, e una fiaccola accesa a illuminare una croce di legno portata in cima al piccolo promontorio che si innalza davanti al Santuario del Divino Amore. Sul prato, più sotto, gli sguardi sollevati e le voci che intonano quello che fu l’inno della Giornata mondiale della gioventù del 2000, di cui quel legno segno di speranza è il simbolo che dice, insieme al ritornello che invoca l’Emmanuel, di un Dio con noi.
Potrebbe bastare questo fermo immagine per raccontare la bellezza e l’intensità della notte di sabato, 23 novembre, che circa 1.500 giovani – provenienti da oltre 70 parrocchie e associazioni o gruppi romani – hanno vissuto in occasione della Gmg celebrata quest’anno a livello diocesano, in attesa della Messa con Papa Francesco in piazza San Pietro la mattina seguente. Quella sotto la croce è stata una delle tappe della suggestiva processione aux flambeaux attraverso i luoghi simbolo del santuario di Castel di Leva che ha ospitato l’evento. Nel cuore della notte, alle 2, dopo la festa iniziata in tarda serata nell’auditorium con musica, danze, sketch e giochi interattivi, i giovani hanno sfidato e affrontato il freddo e il sonno pregando insieme, guidati da don Alfredo Tedesco, direttore dell’Ufficio diocesano per la pastorale giovanile che ha organizzato la Gmg.
«Nel cuore del santuario – ha spiegato il sacerdote di fronte all’antico luogo di culto, costruito alle spalle della torre del primo miracolo -, guardiamo a Maria e al suo “sì” che ha cambiato il mondo, con la consapevolezza che anche il nostro sì può bonificare l’esistenza dell’altro nel bene: ecco in cosa consiste la speranza», quella che «vince ogni stanchezza, come dice il Papa, quella che salva il mondo se guarda a Gesù». Ancora, i giovani hanno pregato di fronte alle immagini dei beati Carlo Acutis e Piergiorgio Frassati, che Francesco, come ha annunciato negli scorsi giorni, proclamerà santi nel corso dell’imminente Giubileo. «Se ci sono riusciti loro – ha detto ancora Tedesco spronando e incoraggiando i tanti partecipanti alla Gmg e rivolgendosi a ciascuno di loro -, ce la puoi fare anche tu. Avevano 15 e 24 anni quando sono morti, erano dei ragazzi normali che hanno fatto le cose che fate voi, avendo nel cuore quello che hai anche tu, solo che avevano sulle cose uno sguardo diverso: quello di Gesù».
Infine, l’ultima tappa, quella di fronte all’icona di san Giovanni Paolo II, ideatore dell’esperienza della Gmg perché «nei giovani, che ha definito anche le “sentinelle del nuovo millennio”, ha visto e vede la speranza», ha sottolineato don Tedesco, informando anche che in occasione del Giubileo le tre reliquie dei beati e dei santi che hanno ispirato le riflessioni e le meditazioni, che sono state portate in apertura della processione, «verranno ospitate nelle parrocchie delle diverse prefetture della nostra diocesi».
Ad attendere i ragazzi al rientro in auditorium, prima del momento dedicato all’adorazione del Santissimo nel Nuovo Santuario, alcuni testimoni e il vicario di Papa Francesco per la diocesi di Roma Baldo Reina. A quest’ultimo i giovani hanno rivolto alcune domande nel corso di uno spazio di riflessione intitolato “C’era una volta Gesù”. Significativa e rappresentativa del sentire di molti la questione posta da Silvia della parrocchia Santa Gemma Galgani, nel quartiere Montasacro, che ha domandato «che cosa possiamo fare per rendere la speranza, al centro del Giubileo 2025, sempre più concreta», suggerendo anche di «avere e creare occasioni di incontro per mettersi in reale ascolto dei giovani». Per Reina «voi giovani siete un vero segno di speranza, con il vostro impegno e la vostra presenza nelle comunità parrocchiali, nei gruppi, nelle attività»; per questo occorre che proprio i più giovani «alimentino questa speranza, facendosi davvero pellegrini» laddove il pellegrino è «non solo chi ha una meta ma anche chi si accorge di chi ha accanto, raccogliendo semi di speranza perché sa guardare con gli occhi del bene e sa usare il cuore bello che Gesù ci ha messo dentro», sono ancora le parole del vicario.
Testimone di speranza è senza dubbio Sammy Basso, lo scienziato e attivista malato di progeria morto lo scorso ottobre, di cui gli amici Miriam, Giuseppe e Nicola hanno portato un ricordo. «Con lui, che ci ha insegnato a non sprecare il tempo e a vivere tutto a pieno, abbiamo respirato una fede profonda e consapevole – ha messo in luce Miriam -: viveva un totale affidamento a Dio che gli ha permesso di non buttarsi mai giù, per questo per noi è un santo dei nostri giorni». Ancora, la testimonianza di Gioele, 22 anni, originario dell’Africa e adottato con i suoi 2 fratelli quando aveva solo 7 anni in seguito alla morte dei genitori biologici. «In 2 occasioni, in Africa e qui in Italia, ho rischiato la mia vita ma sono stato davvero sempre fortunato, nonostante il dolore per la perdita di mia madre e mio padre e l’esperienza del razzismo, e so che Dio mi ha voluto e mi vuole qui per una ragione».
25 novembre 2024









