I giovani e il “rispetto”: un cammino che interpella famiglie ed educatori

L’associazione Articolo 26 presenta la ricerca “Quando io non sono tu”. Flavia Silli: ripartire dalla capacità di mettere al centro la persona

Un focus «sul tema del rispetto, con l’intento di dare a scuole, famiglie e insegnanti gli strumenti adatti per spiegare ai giovani che le differenze sono una ricchezza». Questo l’obiettivo del seminario “Quando io non sono tu. Pratiche di rispetto per la scuola”, che si è svolto ieri, 15 gennaio, nella sala convegni della cappella della stazione Termini, promosso  dall’associazione Articolo 26. Un evento, ha spiegato Chiara Iannarelli del direttivo dell’associazione, che «vuole sottolineare come famiglie ed educatori debbano rimanere al passo con le veloci e complesse dinamiche che coinvolgono i giovani negli anni più importanti per la loro crescita e formazione».

Argomenti, quelli del rispetto verso gli altri e del contrasto al bullismo, che «sono questioni oggettivamente rilevanti sul piano educativo, quindi soprattutto per bambini e ragazzi», ha spiegato la filosofa Flavia Silli, che ha parlato del valore della persona e della cultura del rispetto. La premessa indispensabile, per Silli, è «il concetto del personalismo, ovvero la capacità di mettere al centro la persona, partendo dalla stessa etimologia della parola rispetto, dunque “avere riguardo” e “prendersi cura” dell’altro. Solo con questa consapevolezza – ha aggiunto – si potrà arrivare a far capire, soprattutto ai giovani, quanto sia necessario e corretto riconoscere l’altro come degno di attenzione, come persona con una sua dignità».

A intervenire durante il seminario anche Barbara Baffetti, scrittrice per bambini ed esperta di processi educativi, che ha illustrato il progetto “Rispettiamoci” e la ricerca edita da Ets “Quando io non sono tu”, da cui il convegno ha preso il titolo. Il progetto, nato nel 2014 e sostenuto dal Forum delle associazioni familiari dell’Umbria, ha poi dato vita, nel 2016, all’associazione Respect, che «propone  percorsi formativi volti a offrire al mondo della scuola degli strumenti idonei per affrontare le tematiche dell’educazione all’affettività e alla sessualità e più in generale alla cultura del rispetto». Da qui la presenza dell’associazione sul territorio nazionale, oltre che «in alcuni oratori della diocesi di Perugia – ha spiegato la scrittrice -, il tutto garantito da due equipe, una scientifica e una didattica, e dalla presenza di professionisti che possono garantire confronti ad ampio raggio con i giovani»”.

La ricerca “Quando io non sono tu” è stata scritta a quattro mani da Baffetti e Flavia Marcacci, coordinatrice scientifica del progetto “Rispettiamoci”. Uno studio che la stessa Marcacci ha illustrato spiegando la sua natura «interdisciplinare, volta a educare alla cultura del rispetto». La ricerca, spiega, «è andata anche al di fuori dei confini italiani proprio per far passare il messaggio che rispetto significa innanzitutto saper stare accanto a chi è diverso e sapersi relazionare con chi ha idee e cultura diverse». Ancora, ha precisato la coordinatrice scientifica del progetto, «parte fondamentale dell’educazione è che non si deve mai interferire nella crescita dei ragazzi sostituendosi a loro. I giovani devono poter creare la loro vita, creare la loro storia, essere i protagonisti di loro stessi». L’invito dunque è quello a un confronto costante tra genitori, educatori e giovani studenti. Fondamentale «la capacità di essere se stessi, vivendo con reciprocità e con altruismo le differenze che l’altro presenta».

16 gennaio 2020