L’aggressione russa però, proseguono, «ha dimostrato che il pericolo per la nostra indipendenza e integrità territoriale» non è dissolto ma è persino intensificato, e che i militari hanno bisogno del «sostegno di solidarietà, di preghiera e digiuno». Proprio per questo, è l’esortazione, «in questo momento difficile per il nostro popolo continuiamo a chiedere al Signore la vittoria sulle insidie dell’aggressore esterno, la pace per la nostra terra». Di qui la richiesta di «osservare fedelmente, e, se è perduta, di ripristinare necessariamente la pratica della preghiera quotidiana e del rigoroso digiuno per la pace e liberazione del nostro Paese dalla aggressione russa», perché «preghiera, digiuno e carità sono il nostro punto di controllo spirituale, e, se lo seguiamo fedelmente, avviciniamo il tempo della liberazione e della pace tanto attesa». 

Nella lettera, i vescovi si appellano anche ai politici ucraini perché «non speculino in questa difficile fase di formazione del nostro Stato abusando delle disgrazie della gente per assicurarsi un loro tornaconto miope» e affinché «si consolidino nella tutela e nel rafforzamento della nostra indipendenza». Ma un appello va anche alla comunità internazionale, «affinché compia sforzi efficaci per liberare dalla prigionia tutti i nostri ostaggi», compresi quelli della Marina Militare. «Nonostante le manifestazioni di moderne azioni aggressive contro il nostro Paese e la sua popolazione – concludono i presuli -, va ricordato che queste azioni hanno le loro radici spirituali: nei cuori dei criminali e degli aggressori posseduti dalle forze del male».

5 dicembre 2018