IC Villaggio Prenestino, partenza col metro alla mano

Grande impegno per garantire le distanze di sicurezza. La preside: lavori richiesti al municipio e mai effettuati. Per ora, orario ridotto e didattica mista

Metro alla mano per garantire le distanze di sicurezza, tutti gli spazi riconvertiti alla didattica, rammarico per lavori richiesti e non effettuati: è partito tra non poche difficoltà l’anno scolastico all’Istituto comprensivo “Villaggio Prenestino”, nel quartiere Castelverde, alla periferia est di Roma. Notevoli gli sforzi in estate per assicurare la riapertura dal 14 settembre con la didattica in presenza, seppure con orario ridotto. «Nella nostra scuola – racconta la dirigente scolastica Angela Giuseppina Ubriaco – si è lavorato incessantemente tra giugno, luglio e agosto per affrontare le problematiche legate alla riapertura e purtroppo va detto che i banchi monoposto, le mascherine e tutto il necessario non sono arrivati tutti in tempi utili e abbiamo dovuto pensare a dei piani alternativi per poter riaprire in sicurezza. Avevamo anche chiesto alle autorità del VI municipio di effettuare dei lavori necessari ma niente», ricorda.

«Abbiamo dovuto metterci con il metro alla mano – sottolinea ancora la preside – per poter garantire le distanze di sicurezza nelle classi e stiamo sfruttando tutti gli spazi già esistenti, come gli atri, il teatro, le biblioteche, per aumentare l’attuale capienza. Per quel che riguarda i banchi, stiamo utilizzando banchi singoli e doppi a seconda dell’aula, calcolando che, vedendo le “fantasiose” note dell’Ufficio scolastico regionale e del ministero, dobbiamo fare i conti con la conformazione delle aule, spesso non regolari. Inoltre abbiamo tolto molte cattedre, armadi, scaffalature, proprio per creare più spazi possibili». Anche in questa scuola, come previsto, è stata istituita un’aula Covid in ogni plesso, peraltro già utilizzata poco dopo l’inizio dell’anno scolastico.

Le difficoltà non sono mancate neppure durante il lockdown. Ma la scuola è stata vicina a docenti e ragazzi anche sul piano emotivo. «Quella che sembrava una chiusura temporanea, poi protrattasi invece per tutto l’anno scolastico – riferisce la dirigente scolastica – è stata improvvisa e all’inizio abbiamo dovuto navigare a vista, poi però unendo le forze siamo riusciti ad avere subito un piano di didattica digitale a distanza che ha incluso anche i bambini della scuola dell’infanzia, con video-lezioni, per dare la vicinanza anche emotiva agli studenti e alle loro famiglie. Abbiamo attivato anche uno sportello psicologico di ascolto on line, per ragazzi e docenti».

Una docente di inglese, Tina Crobeddu, sottolinea come la didattica a distanza, pur non potendo completamente sostituire la didattica in presenza, è risultata essere un’importante opportunità da non accantonare dopo il lockdown e potrebbe tornare utile qualora i contagi dovessero continuare a salire. «Per un docente è sempre avvilente non avere i ragazzi in classe – afferma – ma nel momento in cui devi fare di necessità virtù ti accorgi che devi adottare un linguaggio diverso. Ciò che ho notato di positivo è che ad esempio per i ragazzi più chiusi e timidi è stato più facile comunicare con noi docenti. Adesso stiamo utilizzando ambedue le modalità di didattica, in parallelo». L’istituto si è attivato per far avere i device necessari per seguire la didattica da casa soprattutto alle famiglie con più difficoltà.

Infine una riflessione sul rientro in classe: «Abbiamo notato che i ragazzi avevano molta voglia di stare di nuovo insieme, in presenza, seguendo le regole e il distanziamento e utilizzando mascherine e gel disinfettante, che da noi sono arrivati il venerdì precedente l’inizio delle lezioni e che adesso finalmente arrivano settimanalmente. Per il resto ci stiamo attenendo alle disposizioni con la speranza di poter rimanere a lungo in presenza».

15 ottobre 2020