Il calciomercato, tra logiche economiche e istanze etiche

All’Università Europea di Roma una tavola rotonda sul ruolo del procuratore sportivo. Il presidente della Lazio Lotito: «Eliminare distorsioni». Stefano Fiore: «Deve essere supporto morale per il calciatore»

«Quando compri un calciatore devi pagare la società ma indirettamente anche tanti altri soggetti interessati e quindi devi trattare anche con loro. Noi dobbiamo eliminare queste distorsioni». Per farlo, il vulcanico presidente della Lazio Claudio Lotito ha presentato le proprie istanze durante la tavola rotonda “Il calciomercato. Prontuario per l’avvocato/procuratore sportivo”, che si è svolta ieri, martedì 13 marzo, all’Università Europea di Roma. Due su tutte: tetto massimo ai guadagni per i procuratori e regolamentazione per l’accesso alla professione.

Il patron biancoceleste negli anni scorsi è stato impegnato in due battaglie all’interno e all’esterno del mondo del calcio per l’istituzione di un ordine che regolamenti l’accesso a questa professione e per il monitoraggio sui comportamenti. Da qui, il suo impegno perché la Figc recepisse le linee guida della Fifa, che impongono l’iscrizione dei procuratori nella federazione e la presentazione del mandato di lavoro. Poi il pressing su alcuni parlamentari perché nell’ultima legge di stabilità fosse inserita una norma che ripristinasse l’albo. «Non è stato approvato, però, l’esame per l’accesso alla professione né la definizione del trattamento fiscale delle prestazioni dei procuratori – ha ricordato -. Il vero problema è il riflesso economico sulla società. Va adottato un regolamento».

Per quanto riguarda la retribuzione dei procuratori, la percentuale indicata da Lotito è quella del 3% sullo stipendio lordo del calciatore, che il presidente della Lazio fece inserire nel regolamento come limite massimo. «Ma i miei colleghi non la rispettano e spendono anche il 10%. Io tratto i procuratori come i taxi. Pago la corsa e basta. Sbagliano i presidenti che firmano deleghe in bianco». Quindi, Lotito ha affermato che preferisce «lavorare con agenti esteri, perché molti di loro non eccedono in modo marcato come succede in Italia». E ha riconosciuto in Mendes «il procuratore più potente del mondo». Nel mirino di Lotito calciatori e procuratori che rifiutano la cessione: «Avevo proposto che un calciatore non potesse rifiutare più di tre proposte, perché a volte diventa una cosa non razionale, si diventa quasi un ostaggio. I giocatori sono degli individui particolari. Sono molto influenzati dai procuratori, molto più che dalla famiglia. Sono dei soggetti che devono fare i conti con una notorietà e una ricchezza inaspettata a volte».

Dall’altra parte, le ragioni dei procuratori, rappresentate da Alessandro Canovi. «Grazie a quella nuova norma introdotta nella finanziaria siamo riconosciuti come categoria. È vero che non c’è un esame di ammissione ma serve un modo per verificare le competenze del procuratore», ha affermato Canovi, che propone di affiancare ai procuratori esperti legali, come avviene all’estero, perché «i contratti dei calciatori sono diventati sempre più complessi e sono necessarie competenze giuridiche». Una deregulation, nel 2005, ha annullato la clausola che rendeva obbligatorio per il procuratore essere anche avvocato. Deve comunque «essere un supporto morale per il calciatore». Parola di un ex giocatore, Stefano Fiore, che ha giocato diverse stagioni con la maglia della Lazio. «Oggi non so quanti procuratori mandano i calciatori nelle squadre più adatte alle loro caratteristiche – ha affermato -. A volte si finisce a fare trasferimenti in certe squadre solo per logiche economiche. È inaccettabile che un procuratore guadagni milioni di euro senza conoscere le caratteristiche dei propri calciatori».

14 marzo 2018