Il cammino del Sudafrica, dall’apartheid alla riconciliazione

I 30 anni dalle elezioni democratiche del ’94, che videro la vittoria di Mandela, ricordati in una conferenza a Roma Tre. Ceke (ambasciata): «Forza dalla nostra diversità»

Ricordare le prime elezioni democratiche con suffragio universale che si tennero in Sudafrica il 27 aprile 1994, che portarono alla presidenza Nelson Mandela e decretarono la fine dell’apartheid, non significa solo celebrare una ricorrenza ma deve essere un monito per il presente e una fonte di ispirazione per il futuro. È lo spirito che ha animato la conferenza “Rainbow Nation. Come il Sudafrica ha sconfitto il razzismo”, svoltasi ieri pomeriggio, 21 maggio, nell’Aula Volpi del dipartimento di Scienze della formazione dell’università Roma Tre. Una giornata di studi organizzata in collaborazione con il gruppo di lavoro Public History and Public Memory dell’ateneo per ripercorrere la storia dello Stato dell’Africa australe e fare il punto sull’attualità, a 30 anni dalla fine dell’apartheid.

Nelson Mandela insegnava che «se vuoi fare la pace col tuo nemico ci devi lavorare insieme. Allora diventa tuo alleato». Riflettendo su questo aforisma, Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio e docente a Roma Tre, che ha moderato l’evento, ha sottolineato che «se queste parole oggi fossero ascoltate da tanti che si fanno la guerra, la via della pace si intravedrebbe come sempre più possibile. Nelson Mandela rappresenta un eroe, un’icona». Per il suo ruolo nella lotta contro l’apartheid trascorse 27 anni in carcere ma «non perse la lucidità politica», ha sottolineato Impagliazzo.

Il consigliere politico dell’ambasciata della Repubblica del Sudafrica Teddy Ceke ha parlato dei progressi compiuti e delle sfide persistenti in un Paese dove perdurano forti disuguaglianze e il razzismo è ancora radicato nella società, permeando «il tessuto economico e sociale. Lo smantellamento di tali sistemi discriminatori – ha detto – richiede dedizione, leadership, dialogo, politiche antirazziste che implementino le norme sui diritti umani e promuovano l’uguaglianza». Per Ceke, il bilancio del viaggio del Sudafrica verso la speranza e la riconciliazione «è positivo. Per 30 anni la nostra bandiera è stata simbolo di unità, resilienza e speranza. Traiamo forza dalla nostra diversità e il Sudafrica continua a essere vivo e pieno di possibilità».

Intervallato dalla lettura di alcuni brani dell’autobiografia di Nelson Mandela “Il lungo cammino verso la libertà”, l’incontro è stato aperto dal rettore di Roma Tre Massimiliano Fiorucci, per il quale la storia del Sudafrica «testimonia come tutti i diritti possono essere conquistati. In una fase storica in cui in Occidente si è prodotto un astensionismo preoccupante, bisogna riflettere sulle ragioni che portano a questi comportamenti ricordando che la democrazia va sempre custodita e difesa».

Oltre a Nelson Mandela, il ‘900 annovera altre figure che hanno lottato per la libertà come il Mahatma Gandhi e Martin Luther King. Li ha ricordati la direttrice del dipartimento di Scienze della formazione Paola Perucchini, per la quale «il racconto di quanto è accaduto in passato deve far riflettere che il razzismo può essere sconfitto». Per Giorgio Musso, docente di Roma Tre, «sicuramente le sfide sono ancora molte ma vanno analizzate tenendo in considerazione la radicata storia di razzismo e disuguaglianze che non può ridimensionare la straordinarietà di quella transizione. Non si tratta di celebrarla o mitizzarla ma di ricordarla e insegnarla, perché testimonia come la storia sia piena di sorprese e come il cambiamento sia sempre possibile».

La figura di Nelson Mandela è stata analizzata da Federica Guazzini dell’Università per Stranieri di Perugia, la quale ha ricordato «l’abilissimo negoziatore, l’instancabile uomo di pace» insignito del Premio Nobel nel 1993, «infaticabile nel contrastare le ingiustizie socio-economiche» che è stato tra i «più influenti ambasciatori dei diritti dei più vulnerabili».

22 maggio 2024