Il giorno della Brexit: partono i negoziati per il “divorzio”

Mercoledì 29 marzo la consegna della richiesta formale a Bruxelles per l’avvio delle procedure di separazione. May: «È il momento di essere uniti»

Oggi, 29 marzo, la consegna della richiesta formale a Bruxelles per l’avvio delle procedure di separazione. May: «È il momento di essere uniti»

Per la prima volta, uno Stato membro fuoriesce dall’Unione europea: è la Gran Bretagna di Theresa May, che ieri, 28 marzo, ha firmato la lettera con la quale chiede a Bruxelles l’avvio della procedura, in base all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, per il recesso dall’Ue; lettera che oggi consegnerà personalmente al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. «Dobbiamo cogliere questa storica opportunità per emergere nel mondo e plasmare un sempre maggiore ruolo per una Gran Bretagna globale»: questa la “strategia” annunciata alla premier britannica, che parla di «uno dei momenti più importanti nella recente storia del Regno Unito». Per l’inquilina di Downing Street, «è il momento di essere uniti». Quindi rassicura: «Rappresenterò anche i cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna».

Dopo la consegna della lettera, prenderanno avvio i lunghi negoziati per il divorzio politico. Nel frattempo il parlamento scozzese ha votato a maggioranza per la richiesta di un nuovo referendum sulla secessione dal Regno Unito. Da Varsavia arriva invece, con insistenza, la richiesta del cosiddetto Gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia): «Alla Gran Bretagna non si possono offrire condizioni commerciali migliori rispetto a quelle di cui godono gli altri Paesi Ue». Dallo stesso gruppo di Paesi torna a farsi avanti anche una posizione contraria all’accoglienza dei migranti, con il rifiuto di legare la politica migratoria a quella finanziaria «riducendo gli aiuti a chi non accoglie i profughi».

Intanto ieri il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani ha incontrato il sindaco di Londra Sadiq Khan per discutere delle conseguenze della Brexit in particolare sulla Capitale. «Il parlamento europeo – le parole di Tajani – giocherà un ruolo chiave nel decidere l’esito dei negoziati. Da presidente, assicurerò che tutte le posizioni siano equamente rappresentate in questo dibattito». Tajani ha garantito l’impegno «per arrivare a un divorzio equo e ordinato tra Ue e Gran Bretagna. Il Parlamento assicurerà che l’interesse dei nostri cittadini sia tutelato». Poi ha specificato: «Deve essere chiaro però che non essere all’interno dell’Ue non è come esserne membri. Tuttavia, dopo il divorzio, dovremo lavorare verso un buon partenariato con il Regno Unito e con i nostri amici di Londra». Anche il sindaco della Capitale britannica ha affermato: «Pur lasciando l’Unione europea, non lasceremo l’Europa. Per quanto riguarda la sicurezza, la difesa, la finanza e la cultura, faremo ancora parte della famiglia europea». Quindi ha aggiunto: «Non è nell’interesse di nessuno che Londra o il Regno Unito vengano puniti».

Il tema della Brexit sarà affrontato dalla prossima plenaria dell’Europarlamento, a Strasburgo, dal 3 al 6 aprile.

29 marzo 2017