Il Leone d’Oro “Joker”, parabola violenta di un uomo disperato

Premiato a Venezia il film di Philips, interpretato da un ottimo Phoenix. I rischi della forte identificazione con il travaglio interiore del protagonista. Vietato ai minori di 14 anni

Molti lo avevano sostenuto subito dopo il passaggio veneziano dove era in concorso, “Joker” era un film forte e convincente con molte chance di vittoria finale. Alla fine le previsioni si sono rivelate giuste e il film ha vinto il Leone d’oro della 75esima Mostra del cinema di Venezia. Il merito va condiviso equamente tra il regista Todd Phillips e il protagonista Joaquin Phoenix.

joaquin phenix veneziaPer il primo (nato a New York nel 1970), questo film rappresenta senz’altro un punto di svolta nella carriera, cominciata un po’ sottotraccia ( “Starsky & Hutch”, 2000) e poi proseguita con i tre film della serie “Una notte da Leoni”, 2009–2013, all’insegna di adrenalina, dinamica e situazioni sopra le righe ma in sostanza evanescenti. Per il secondo si è trattato della conferma di uno status attoriale di assoluta eccellenza, un personaggio per il quale Phoenix ha messo in mostra forza espressiva e capacità trasformistiche di primo piano.

La storia di “Joker” (nelle sale da giovedì scorso) prende il via dall’omonimo personaggio nella galleria della Dc Comics, conosciuto tra i più acerrimi e spietati antagonisti di Batman, eroe buono. Per quanto sia difficile non andare con il ricordo agli altri attori che negli anni hanno prestato il volto a Joker (Jack Nicholson e Heat Ledger), bisogna dire subito che questo copione ci porta lontano, in direzione opposta rispetto alle atmosfere da blockbuster che aleggiavano nei capitoli targati Marvel. Ben presto sotto la maschera del Joker appare quella triste e arrabbiata di Arthur Fleck, comico squattrinato dalla vita precaria, sempre in cerca di un’occasione per sbarcare il lunario.

Arthur si pone come il prototipo dell’individuo solitario ed emarginato dalla società, con le fattezze di uno che vuole ridere, portare gioia, ma va incontro ad una serie di traumi ed eventi negativi che lo convincono di essere una vittima della cattiveria dominante nella società. Ed è una constatazione che lo fa sentire in costante pericolo, al punto da capire che una sola via d’uscita gli rimane, quella di reagire in maniera ugualmente cruda e astiosa. Il problema è che il personaggio scelto (quello del buffone) lo induce a frequentare luoghi e ambienti che fanno della ricerca del protagonismo una molla del tutto speciale. Le offese subite senza motivo, la vicinanza con uomini che hanno acquisito notorietà partecipando a show urlati e macabri, la sua vita accanto ad una mamma disturbata mentalmente: tutto concorre a creare le premesse di una miscela caotica che, quando la misura è colma, è già pronta ad esplodere.

joaquin phenix jokerImpeccabile la confezione del film da punto di vista tecnico, narrativo, compositivo. Molte immagini sono belle e struggenti, incorniciate da una prestazione di Phoenix di bravura assoluta (resta nella mente il suo riso metallico e ambiguo), che fin da ora si candida ai prossimi Oscar del 2020. Le possibili e doverose obiezioni sono dal punto di vista tematico. Nel corso della narrazione matura una modalità di racconto a tesi, per cui lo spettatore arriva ad una forte identificazione con il travaglio interiore di Arthur. Una situazione pericolosissima quando l’uomo si abbandona al male. La sua scelta di rispondere alle vessazioni subite con lucida vendetta non ammette vie di fuga per chi guarda. Il male diventa così una scelta inevitabile, per sopravvivere in un mondo difficile e ingiusto.

Occorre quindi usare molta accortezza nel proporre il film per un pubblico di minori. “Joker” presenta anche un divieto ai minori di 14 anni che può essere visto come possibilità di evitare inutili contaminazioni e lasciare la visione ai soli spettatori adulti.

7 ottobre 2019