“Il mistero della casa del tempo”, l’elegante favola di Eli Roth

La pellicola ispirata al romanzo omonimo di John Bellairs tra i film nella sezione ufficiale della recente Festa del Cinema di Roma: una storia da attraversare lasciandosi andare alla sorpresa. Per tutti i tipi di pubblico

Tra i film proposti nella selezione ufficiale della recente Festa del Cinema di Roma (18- 28 ottobre scorsi), uno soprattutto metteva non poca curiosità: Il mistero della casa del tempo (The House with a clock in its walls) diretto da Eli Roth. Molti appassionati hanno infatti imparato a conoscere Roth (Boston, 1972) come autore legato al genere horror. In questo ambito si muovono i suoi film, da quello d’esordio Cabin Fever (2002) ai successivi Hostel (2005), Hostel: Part II (2007), Knock Knock (2013). Per questa sua nuova prova Roth a dire il vero non cambia ambito ma lo affronta in modo totalmente diverso, del tutto originale. Il punto di partenza è il romanzo omonimo scritto da John Bellairs, autore americano autore di una serie di ben 12 volumi sullo stesso argomento. Il primo titolo è stato pubblicato agli inizi degli anni ‘70 ma Bellairs è venuto a mancare nel 1991 e la sua opera è stata portata avanti da Brad Strickland; l’ultimo uscito risale a circa dieci anni fa.

Nel film, all’inizio facciamo conoscenza di Lewis Barnavelt, ragazzino di dieci anni appena rimasto orfano che si trova all’improvviso costretto ad affrontare una nuova vita nella casa dello zio Jonathan (Jack Black). Siamo nell’America degli anni ‘50 e il luogo dove Lewis arriva è New Zebedee, fantomatica cittadina ricostruita nel sobborgo di Newman, a 30 minuti da Atlanta, con una scenografia che colpisce subito gli occhi e la fantasia del bambino. La casa dove abita lo stravagante zio Jonathan attira subito l’attenzione di Lewis che fatica ad adattarsi a quello che vede. All’inizio timido e introverso, il bambino fa i conti con una realtà che a poco a poco si trasforma davanti ai suoi occhi. Il mondo reale fatto di oggetti veri e tangibili perde consistenza per lasciare il posto a una progressiva crescita di fenomeni magici e mirabolanti. La casa ha una vita e la mette in mostra, anche per la presenza di tanti orologi che scandiscono il passare del tempo. Ci sono zucche parlanti, una sedia reclinabile animata, strumenti che suonano da soli.

Lo scenario con cui Lewis si trova a confrontarsi cresce all’interno di una dinamica sempre più frenetica e irresistibile. Il momento centrale è quello in cui Lewis capisce di trovarsi in una dimora del tutto particolare, quella in cui suo zio Jonathan e la sua migliore amica, la signora Zimmerman (Cate Blanchett), sono in realtà due potenti maghi e che finiranno per coinvolgerlo in una missione segreta e pericolosa.

Sono tanti i temi che accompagnano la storia nel suo incalzante procedere. Il primo è quello della famiglia, che Lewis all’inizio ha perso, di cui avverte molto la mancanza, e che trova quando meno se lo aspetta e soprattutto nel posto più improbabile. Poi quello della crescita attraverso la conoscenza. Lewis passa l’adolescenza e va verso l’età adulta col supporto della vicinanza di “grandi” (lo zio e la signora Zimmermann), che lo aiutano a crescere senza bisogno di ricorrere a lezioni o dimostrazioni. La sua scuola è “sul campo”, nella pratica dei fatti e dell’esperienza, passa da paura, stupore, mistero, la bellezza della scoperta e della sorpresa. Ma il copione che Roth dirige con eleganza e freschezza è più ricco e stratificato: come una favola bella da sfogliare, lasciandosi andare alla sorpresa e all’imprevisto. Storia che conquista tutti i tipi di pubblico, non solo bambini ma anche adulti, e con intelligenza.

5 novembre 2018