Il monastero delle Carmelitane, pronto soccorso per i mali del mondo

La struttura originaria nata dove è oggi il carcere di Regina Coeli, che ne conserva il titolo. Nel 1875 il trasferimento in zona Boccea. Nella struttura, 5 monache e tre aspiranti. La più giovane: una svedese di 23 anni

Un tempo il monastero delle Carmelitane stava dove oggi si trova il carcere di Regina Coeli. Nel 1875 le monache vengono  mandate via perché il Regno d’Italia voleva fare il carcere, che conserva il titolo del monastero dedicato a Santa Maria Regina Coeli. Oggi sono a via Monte Carmelo, in zona Boccea. Il mondo visto dietro una grata: una che libera, l’altra che ingabbia. Tante mani oltrepassano quelle grate. «Ci chiedono preghiere per le situazioni familiari difficili, i malati e la liberazione dal maligno», racconta la madre superiora, suor Domenica. Poi bussano i poveri. «Siamo ben felici di condividere quello che abbiamo o che la Provvidenza ci manda». Il monastero è un pronto soccorso per i mali del mondo che vanno «dall’egoismo, che porta a chiudersi nei propri interessi, all’indifferenza, a dare più importanza alle cose che alle persone». Ma ci sono anche stelle luminose, come «le tante forme di volontariato».

Spesso «cerchiamo la felicità nei beni, nelle cose, e non ci accorgiamo di avere un Padre meraviglioso. Quando si torna a Dio, quando ritroviamo il nostro posto nel suo cuore, l’infelicità sparisce, perché in Lui troviamo tutto il bene, e sparisce  la solitudine, perché  Lui è sempre con noi. Questo non vuol dire che spariscano le difficoltà e le sofferenze della vita, ma le affrontiamo in un modo diverso, più sereno,  Lui ci dà la sua forza», spiega l’abadessa suor Domenica. In monastero vivono cinque monache e tre aspiranti. La più grande è la priora, suor Domenica, di 61 anni; la più giovane è un’aspirante di 23, svedese. È una comunità  internazionale: le monache vengono dall’Italia, Polonia e Nigeria. «L’internazionalità è sempre stata una caratteristica della nostra comunità, fino dall’inizio», spiega la madre. Come capire quando Dio chiama? «In tanti modi. Lo Spirito Santo è molto creativo! Direi che Dio chiama tutti. La vita è una chiamata alla santità, a una vita piena, gioiosa, vissuta da figli di Dio, che è Padre misericordioso. Questo è per tutti, e si può vivere nel matrimonio, o per una “missione speciale” nella Chiesa. L’importante è avere un cuore in ascolto, preghiera, silenzio e piano piano si comprende», dice la priora.

Per suor Chiara la chiamata è arrivata il giorno della prima comunione; poi, da adolescente, «sentivo Qualcuno che mi amava, e voleva tutto, e voleva una risposta: ho detto di sì. Non sapevo dove andare e gli scritti di santa Teresa di Gesù Bambino mi hanno dato la risposta.  Così sono arrivata al Carmelo». Invece a suor Maria, polacca, Dio ha bussato alla porta del cuore il giorno della cresima. «Ripetevo sempre al Signore: “Va bene, ma fra cinque anni”, perché questa era una distanza di tempo che mi lasciava tranquilla, e così gli anni passavano. Un giorno una mia amica mi ha chiesto di andare con lei a Częstochowa. Quando sono uscita dal Santuario della Madonna, una voce interiore diceva dentro di me che dovevo entrare al Carmelo. Dopo questa esperienza, mi sono trovata interiormente come nel buio, perché ancora non accettavo ciò che il Signore mi chiedeva – ricorda -. Ho passato alcuni mesi “lottando” ancora, poi nel giorno in cui gli ho detto di sì mi sono sentita invasa da una grandissima gioia». Ma sono iniziate le difficoltà: «In quel tempo in Polonia, chi era figlio o figlia unica, se voleva entrare in monastero, doveva avere il permesso dei genitori. I miei non me lo davano e alla fine sono partita per il Carmelo di Roma. Avevo 23 anni. Dopo qualche tempo, anche i miei genitori hanno accettato la mia scelta», racconta suor Maria.

Un ordine antico, quello delle Carmelitane, che ha origine in Terra Santa, quando alcuni ex-crociati si fermarono sul Monte Carmelo, per fare vita eremitica. Meditano la Parola, vivono in solitudine, silenzio, lavoro, con grande devozione alla Madonna. Cacciati, arrivano in Europa e in Spagna, ad Avila, nel 1562 santa Teresa di Gesù fonda il suo primo monastero di Carmelitane Scalze. Al centro c’è l’orazione, ci si rivolgere a Dio, a Gesù, come a un amico, parlando col cuore. «Si dà molta importanza alla vita fraterna, alla comunità, per questo nella nostra giornata c’è un equilibrio fra la vita eremitica, i tempi passati in solitudine, e la fraternità. Ci sono anche due ore di ricreazione, dopo pranzo e dopo la cena, momenti durante i quali ci si ritrova tutte insieme e si può parlare, condividere gioie e difficoltà, in un clima di famiglia», spiega suor Domenica . A cosa serve la preghiera? «La preghiera solleva il mondo. Non per nostro sforzo, ma per la misericordia di Dio. Come ci ha ricordato Papa Francesco in una delle sue recenti udienze, “nessuna preghiera resterà inascoltata” e “la preghiera trasforma sempre la realtà, sempre”. Dove non arrivano le parole, può arrivare la preghiera», dice la priora.

L’attività in monastero è senza sosta. Sveglia alle 5.30 e alle 6.10 preghiera e Messa. Sono tanti i lavori: i rosari con i semi dell’Albero dei Rosari, candele decorate, biglietti, icone applicate, vari rosari anche in legno, pergamene dipinte e scritte a mano. Con una battuta, riferisce la priora: «Le giornate scorrono veloci! Per questo le nostre anziane amavano dire: “Al Carmelo oggi è lunedì… e domani è sabato!”».

6 febbraio 2019