Flavio Bucci era nato a Torino il 25 maggio 1947, da una famiglia di origini molisane. È morto ieri, 18 febbraio, a pochi giorni della presentazione al 70° Festival internazionale del Cinema di Berlino di “Volevo nascondermi” di Giorgio Diritti, biopic con Elio Germano su Antonio Ligabue, il pittore di cui proprio Bucci era stato il primo grande interprete sullo schermo, nello sceneggiato Rai del 1977 firmato da Salvatore Nocita. È deceduto nella sua abitazione di Passoscuro per un infarto.

Formatosi in ambito teatrale alla Scuola del Teatro Stabile di Torino, Bucci esordisce al cinema ventenne con Elio Petri in “La classe operaia va in paradiso” (1971), trovando poi subito la ribalta con “La proprietà non è più un furto” (1973), dello stesso regista. Nel corso della sua carriera lavora anche con Giuliano Montaldo (“L’Agnese va a morire”, 1976), Dario Argento (“Suspiria”, 1977), Pasquale Festa Campanile (“Gegè Bellavita”, 1978) e Mario Monicelli (“Il marchese del Grillo”, 1981); in anni più recenti collabora con Paolo Virzì (“Caterina va in città”, 2003), Francesca Archibugi (“Lezioni di volo”, 2007) e Paolo Sorrentino (“Il divo”, 2008). Ancora, in tv oltre allo sceneggiato su “Ligabue”, che gli offre un indubbio ritorno di popolarità e consenso dalla critica, Flavio Bucci prende parte a successi come “La Piovra” (1984) di Damiano Damiani, “La dottoressa Giò” (1997-1998) e “L’avvocato Guerrieri” (2008) di Alberto Sironi.

Per il presidente della Commissione nazionale valutazione film della Cei Massimo Giraldi, è «amaramente curiosa» la «coincidenza della morte di Flavio Bucci con la presentazione di un nuovo film sul pittore Ligabue, che aveva offerto a Bucci il ruolo della vita. A ben vedere – osserva -, ci sono non pochi punti di incontro tra la sofferta vicenda del pittore e la carriera tormentata dell’attore, a cominciare dalla vita ai margini e da un’esistenza irta di difficoltà. Certo Bucci, per sua ammissione, ha ingaggiato una lotta muscolare con la vita, perdendosi anche tra alcol e droghe, sprecando così il proprio talento. Rimane però un grande rammarico per un’esistenza lasciata per troppo tempo ai margini, senza grande aiuto».

19 febbraio 2020