Il “nuovo” Fatebenefratelli, tra accoglienza e innovazione

Presentato il nuovo assetto dell’ospedale dell’Isola Tiberina, che passa alla gestione della Fondazione Gemelli. Le specialità cliniche suddivise in 6 centri di eccellenza

Una sanità al servizio della persona, specie la più fragile e disagiata, che, nello spirito dei valori cattolici, pone al centro il malato e non la sua malattia. È l’imperativo del nuovo ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina – Gemelli Isola, che punta a diventare un polo di eccellenza nazionale. È dei mesi scorsi la notizia del passaggio della gestione del nosocomio dalla Casa Generalizia dell’Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio al Gemelli Isola, società creata dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs. Questa mattina, mercoledì 19 ottobre, nell’aula magna del Fatebenefratelli, il più antico ospedale della Capitale, sono stati presentati governance e piano industriale della nuova struttura che vede la fusione tra l’attività assistenziale dell’ospedale dell’Isola Tiberina e le competenze cliniche, didattiche e di ricerca del Gemelli. Il tutto mantenendo salda la vocazione solidale – l’85% delle prestazioni saranno a carico del servizio sanitario nazionale – e facendo i conti con l’aumento dei costi. Basti pensare che la bolletta della luce del bimestre luglio e agosto è pari a 900mila euro, a fronte dei 250mila della bolletta precedente, ha riferito l’amministratore delegato Daniele Piacentini.

Il nuovo volto dell’ospedale romano – che da domani, 20 ottobre, sarà illuminato per alcune sere di rosa, nell’ambito della campagna di prevenzione nella lotta contro il tumore al seno – è stato reso possibile grazie alla Fondazione per la Sanità Cattolica, istituita da Papa Francesco, e alla Fondazione Leonardo Del Vecchio. Paolo Nusiner, presidente dell’ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina – Gemelli Isola, ha parlato di un’operazione di rilancio i cui pilastri sono attenzione alla persona, accoglienza e innovazione. «Il piano che vorremmo realizzare nasce – ha spiegato – anche dalla volontà di rafforzare la nostra presenza nella città di Roma e nel territorio di riferimento apportando benefici alla comunità attraverso un progetto che guarda alle persone più fragili e ai bisognosi e che vedrà coinvolta tutta la nostra comunità professionale, anche nell’ambito di iniziative solidali che verranno organizzate assieme ad altre istituzioni, in primis con la Comunità di Sant’Egidio».

Le specialità cliniche saranno suddivise in 6 centri di eccellenza, 4 dei quali sono attivi dal 1° settembre, illustrati dall’amministratore delegato Daniele Piacentini. Si tratta del centro di eccellenza delle malattie gastrointestinali e addomino pelviche, quello di ortopedia, della donna e del bambino nascente e quello di radioterapia, oncologia medica e radiologia. Entro gennaio 2023 saranno attivati il centro di eccellenza di cardiologia e quello di oculistica. «Nei primi mesi del 2023 sarà anche attivato il terzo bunker di radioterapia – ha aggiunto Piacentini -. Le sale operatorie passeranno da quattro a sette e ci saranno tre nuove sale endoscopiche».

Nuova linfa anche ai team operativi, come ha affermato Sergio Alfieri, direttore dell’area clinica-scientifica, nel corso dell’incontro al quale hanno partecipato anche i membri del Cda del Gemelli Isola, Marco Elefanti e Mariella Enoc, il vescovo Nunzio Galantino, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica e il delegato alla pastorale della salute della diocesi di Roma, il vescovo Paolo Ricciardi. «Abbiamo rafforzato la squadra dell’area ostetrica e ginecologica – ha detto Alfieri -, ampliato l’accoglienza delle persone con patologie oncologiche addominali, tiroidee e senologiche attraverso percorsi integrati medico chirurgici e radioterapici, sfruttando una eccellente radioterapia che verrà ampliata ulteriormente da gennaio 2023. Abbiamo inoltre ottimizzato il funzionamento del reparto ortopedico, con particolare attenzione alle patologie della spalla e ginocchio, così come stiamo abbiamo potenziato con nuove tecnologie e personale la parte diagnostica che riguarda l’endoscopia operativa e la radiologia».

Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, ha colto l’occasione per lanciare un “messaggio” al futuro ministro alla sanità. «Chiunque esso sia – ha affermato – avrà la Regione al suo fianco se si batterà per aumentare le risorse a disposizione del servizio sanitario nazionale. Dobbiamo avere un livello di finanziamento pari a quello degli altri Paesi europei. È arrivato il momento di fare scelte di campo. Le risorse messe in campo non sono sufficienti a coprire i costi energetici delle strutture sanitarie».

19 ottobre 2022