Il Papa a Redipuglia: «La guerra è una follia»

Nella visita al sacrario militare, la condanna senza appello di Francesco: «Anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi. Avanza «la terza guerra mondiale a pezzi»

«Dopo aver contemplato la bellezza del paesaggio di tutta questa zona, dove uomini e donne lavorano portando avanti la loro famiglia, dove i bambini giocano e gli anziani sognano, trovandomi qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia». È cominciata così l’omelia di Francesco al Sacrario militare di Redipuglia, sabato 13 settembre, per i caduti di tutte le guerre, presieduta davanti a oltre 50milia tra militari con le loro famiglie e fedeli arrivati anche dalle nazioni vicine. La guerra infatti, ha evidenziato con forza il pontefice, «distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano». Ancora, «stravolge tutto, anche il legame tra fratelli»: la guerra «è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione».

 

A rappresentare questa “follia”, il «motto beffardo» riportato sopra l’ingresso del cimitero: “A me che importa?”. «Tutte queste persone, i cui resti riposano qui, avevano i loro progetti, i loro sogni – ha continuato Francesco -, ma le loro vite sono state spezzate. L’umanità ha detto: “A me che importa?”. Anche oggi – ha proseguito -, dopo il secondo fallimento di un’altra guerra mondiale, forse si può parlare di una terza guerra combattuta “a pezzi”, con crimini, massacri, distruzioni». Anche la prima pagina dei giornali, ha osservato, «dovrebbe avere come titolo: “A me che importa?”. Caino direbbe: “Sono forse io il custode di mio fratello?”. Questo atteggiamento è esattamente l’opposto di quello che ci chiede Gesù nel Vangelo: Lui è nel più piccolo dei fratelli; Lui, il Re, il Giudice del mondo, è l’affamato, l’assetato, il forestiero, l’ammalato, il carcerato».

 

Da questo luogo di pianto e di dolore, «ricordiamo tutte le vittime di tutte le guerre. Anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, e c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante». Per Francesco, si tratta di «pianificatori del terrore»: «Questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”». Una strada per il guadagno facile, «ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere»: Caino, ha commentato, non ha pianto e «l’ombra di Caino ci ricopre oggi qui, in questo cimitero. Si vede qui. Si vede nella storia che va dal 1914 fino ai nostri giorni. E si vede anche nei nostri giorni». Da Francesco è arrivato quindi l’invito alla «conversione del cuore» per arrivare finalmente al pianto: «Per tutti i caduti della “inutile strage”, per tutte le vittime della follia della guerra, in ogni tempo. L’umanità – ha concluso Francesco – ha bisogno di piangere, e questa è l’ora del pianto».

 

Al termine della Messa, due generali hanno consegnato al Papa un altare da campo della Prima Guerra Mondiale consegnato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti, e il foglio matricolare del nonno Giovanni Bergoglio. Due doni simbolici, per ribadire lo spirito di una visita tutta all’insegna della preghiera e del ricordo dei caduti di tutte le guerre passate e presenti. Lo ha sottolineato anche padre Ciro Benedettini, vice direttore della Sala Stampa vaticana, commentando il gesto che Francesco ha compiuto in modo del tutto nascosto, chinandosi a pregare sulle tombe dei caduti appena uscito dalla sacrestia e prima di salire all’altare. «Il Papa – ha spiegato – ha voluto questa visita non come un “bagno di folla” ma come momento di preghiera. Da questo anche la sobrietà di tutta la cerimonia e la particolare severità di qualche passaggio dell’omelia». Alla fine della celebrazione, poi, dopo le parole di ringraziamento dell’Ordinario militare monsignor Santo Marcianò, il dono agli ordinari militari e ai vescovi presenti: le lampade con l’olio di San Francesco di Assisi, tradizionale simbolo di pace.

 

15 settembre 2014