Il Papa a San Giovanni per gli 800 anni dei Domenicani

Il 21 gennaio, a conclusione delle celebrazioni. Il priore della Provincia italiana Fausto Arici: «In Italia stiamo vivendo un risveglio vocazionale»

Il 21 gennaio Messa in cattedrale a conclusione delle celebrazioni. Intervista al priore della Provincia italiana Fausto Arici: «In Italia stiamo vivendo un risveglio vocazionale»

Fra Fausto Arici ha una voce giovane e squillante. Sacerdote dal 2005, è priore della Provincia San Domenico in Italia. Con lui parliamo della conclusione delle celebrazioni per gli 800 anni della fondazione dell’Ordine: il 21 gennaio, alle 16, Papa Francesco celebrerà la Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Quali le celebrazioni di quest’anno?
Lungo tutto quest’anno giubilare non solo abbiamo fatto memoria di una lunga storia, con le sue luci e le sue ombre, ma abbiamo cercato di rinvigorire l’entusiasmo dell’ampia e articolata famiglia domenicana con celebrazioni liturgiche, incontri, libri, progetti di predicazioni. La partecipazione è stata attiva e si è creata una rete di persone interessate all’ordine. Tramite il nostro sito, forte è stata la presenza giovanile. E il dato importante è che stiamo vivendo un certo risveglio vocazionale in tutta Italia, con una percentuale significativa tra i giovani dai 22 ai 24 anni.

Quale il filo conduttore di queste iniziative?
Il tentativo di aggiornare e ravvivare, nella nostra vita e nella nostra missione, la domanda che ci è posta quando, prostrati a terra dinanzi l’altare, ci accingiamo a ricevere l’abito o a emettere i voti: «Cosa chiedi?». «La misericordia di Dio e dell’ordine». Il Giubileo dell’ordine ha coinciso con quello della Misericordia. Uno dei nostri cardini è proprio la riconciliazione, che si concretizza nella vita di comunione sia verso se stessi che verso il fratello. Fare esperienza di questo è elemento fondante dello stare insieme. Se non si esercita la misericordia non si può vivere insieme.

Quanto è attuale il carisma dei Domenicani?
Non si pone una questione di attualità: contemplare e predicare la Parola è il cuore della missione in qualsiasi tempo e in qualsiasi luogo. Contemplare vuol dire darsi del tempo per aspettare tutti. Bisogna permettere a ognuno di essere raggiunto dal fratello che porta la Parola. In un tempo dove tutto scivola via, è importante fermarsi per far sì che quella Parola possa sedimentarsi.

Quali le sfide più forti del nostro tempo?
Senza ombra di dubbio, la sfida più urgente e al contempo più entusiasmante è quella di farci prossimi di tutti coloro che si sentono esclusi, incompresi o che, per diverse ragioni, ritengono di non aver alcun bisogno della Parola. La sfida più ardua è quella, dunque, di riuscire a predicare una verità che sia capace di essere ospitale, accogliente: una luce che attira e affascina. E questo si concretizza nella verità della testimonianza.

Quali punti di riferimento dare ad una società sempre più liquida che brucia e consuma tutto?
Uno dei grandi inganni è pensare di essere bastevoli a noi stessi. In una società che tutto brucia e che tutto fa scorrere via, il punto fermo che dovremmo essere in grado di offrire è la Parola del Cristo. Alle persone smarrite, piene di dubbi e insicurezze, la cosa che direi è questa: «Fermati con me e contempliamo insieme la Parola». Mi è capitato spesso, stando con i giovani, che una delle immagini che più colpiscono è quella del seminatore che butta il seme su tutti i tipi di terreno. Il Signore getta il seme anche dove non crescerà nulla. Sapere che qualcuno getta comunque un seme è una grande occasione di risveglio spirituale.

17 gennaio 2017