Il Papa: «Accoglienza delle persone con disabilità, dovere della comunità civile ed ecclesiale»

Nella Giornata internazionale, l’udienza di Francesco a un gruppo accompagnato dal segretario generale Cei Baturi. «Non c’è inclusione senza fraternità e comunione»

«Continuare nel tempo la vicinanza di Gesù Cristo a ogni uomo e ogni donna, in particolare a quanti sono più fragili e vulnerabili». Nelle parole di Francesco, è una responsabilità «costante della Chiesa», che si traduce nel «promuovere il riconoscimento della dignità di ogni persona». Lo ha ribadito sabato 3 dicembre, ricevendo in udienza un gruppo di persone con disabilità in occasione della Giornata internazionale a loro dedicata. Con loro, il segretario generale della Cei Giuseppe Baturi, che ha ringraziato il pontefice perché «con tenacia evangelica continua a denunciare la cultura dello scarto, e soprattutto perché afferma e mostra che l’essenziale di Dio diventa visibile in gesti di carità misericordiosa con cui possiamo offrire a ogni fratello e sorella la nostra mano, il nostro sorriso, la nostra condivisione, la nostra stessa vita».

Nelle parole dell’arcivescovo, l’esortazione a «favorire una pastorale che riesca a includere le persone con disabilità come protagoniste a pieno titolo». Il presupposto, ha detto, è l’incontro con lo «sguardo di Cristo», in cui c’è «la ragione della nostra vera grandezza, in forza della quale non smettiamo di denunciare le ingiustizie e di richiedere per questi fratelli condizioni di vita personale e sociale più degne». Baturi ha ricordato quindi il Servizio nazionale per la pastorale delle persone con disabilità, che «in questi anni è stato impegnato a livello nazionale e locale nella proposta di una pastorale integrata e inclusiva attenta alla persona in tutte le sue dimensioni, corporea, psicologica, sociale e spirituale». Ora, ha aggiunto, «un nuovo futuro è possibile solo con il concorso solidale di tutti. Abbiamo un unico destino da spartire. Il contatto con la fragilità di un’altra persona è, insieme e innanzitutto, contatto con noi stessi e con le nostre debolezze. Prendendoci cura degli altri e del mondo possiamo riconoscere con più facilità il nostro valore unico e irripetibile», è la conclusione del presule.

Al segretario Cei è andato il grazie di Francesco, «anche per l’impegno delle Chiese in Italia di mantenere viva l’attenzione verso le persone con disabilità, con un’azione pastorale attiva e inclusiva. Accogliere le persone con disabilità e rispondere ai loro bisogni – ha rilevato – è un dovere della comunità civile e di quella ecclesiale. Questo era lo sguardo di Dio sulle persone che incontrava: uno sguardo di tenerezza e di misericordia soprattutto per coloro che erano esclusi dall’attenzione dei potenti e persino delle autorità religiose del suo tempo». Per questo, è l’analisi del pontefice, «ogni volta che la comunità cristiana trasforma l’indifferenza in prossimità e l’esclusione in appartenenza, adempie la propria missione profetica. In effetti, non basta difendere i diritti delle persone; occorre adoperarsi per rispondere anche ai loro bisogni esistenziali, nelle diverse dimensioni, corporea, psichica, sociale e spirituale». Ogni uomo e ogni donna, infatti, «in qualsiasi condizione si trovi, è portatore, oltre che di diritti che devono essere riconosciuti e garantiti, anche di istanze ancora più profonde, come il bisogno di appartenere, di relazionarsi e di coltivare la vita spirituale fino a sperimentarne la pienezza e benedire il Signore per questo dono irripetibile e meraviglioso».

Per Francesco, «generare e sostenere comunità inclusive significa, allora, eliminare ogni discriminazione e soddisfare concretamente l’esigenza di ogni persona di sentirsi riconosciuta e di sentirsi parte. Non c’è inclusione, infatti, se manca l’esperienza della fraternità e della comunione reciproca». E ancora: «È doveroso garantire alle persone con disabilità l’accesso agli edifici e ai luoghi di incontro, rendere accessibili i linguaggi e superare barriere fisiche e pregiudizi». Ma non basta: «Occorre promuovere una spiritualità di comunione, così che ognuno si senta parte di un corpo, con la sua irripetibile personalità – è la tesi del Papa -. Solo così ogni persona, con i suoi limiti e le sue doti, si sentirà incoraggiata a fare la propria parte per il bene dell’intero corpo ecclesiale e della società. Auguro a tutte le comunità cristiane di essere luoghi in cui “appartenenza” e “inclusione” non rimangano parole da pronunciare in certe occasioni, ma diventino un obiettivo dell’azione pastorale ordinaria».

5 dicembre 2022