Il Papa al Telefono amico: «Nessuno resti inascoltato»

Francesco, ricevendo i volontari dell’associazione che festeggia 50 anni: «Se ci fosse più dialogo si risolverebbero tante cose in famiglia e in politica»

Francesco, ricevendo i volontari dell’associazione che festeggia 50 anni: «Se ci fosse più dialogo si risolverebbero tante cose in famiglia e in politica» 

Dialogo e ascolto sono i temi al centro del discorso che il Papa ha rivolto ai volontari di “Telefono Amico Italia”, ricevuti sabato 11 marzo in udienza in occasione dei 50 anni di attività. «Condizione del dialogo – ha spiegato Francesco – è la capacità di ascolto, che purtroppo non è molto comune. Ascoltare l’altro richiede pazienza e attenzione. Solo chi sa tacere, sa ascoltare: ascoltare Dio, ascoltare il fratello e la sorella che ha bisogno di aiuto, ascoltare un amico, un familiare».

«Se ci fosse più dialogo – dialogo vero! – nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nella politica, si risolverebbero più facilmente tante questioni. La vostra associazione – ha esordito Francesco – è impegnata a sostenere quanti si trovano in condizioni di solitudine, smarrimento e necessitano di ascolto, comprensione e aiuto morale». Un servizio «importante», specialmente «nell’odierno contesto sociale, segnato da molteplici disagi alla cui origine si trovano spesso l’isolamento e la mancanza di dialogo. Le grandi città, pur essendo sovraffollate, sono emblema di un genere di vita poco umano a cui gli individui si stanno abituando: indifferenza diffusa, comunicazione sempre più virtuale e meno personale, carenza di valori saldi su cui fondare l’esistenza, cultura dell’avere e dell’apparire».

In tale contesto, il monito del Papa, è «indispensabile favorire il dialogo e l’ascolto». Il dialogo «permette di conoscersi e di comprendere le reciproche esigenze», manifesta «un grande rispetto» ed è «espressione di carità, perché, pur non ignorando le differenze, può aiutare a ricercare e condividere percorsi in vista del bene comune». Attraverso il dialogo, sostiene «possiamo imparare a vedere l’altro non come una minaccia, ma come un dono di Dio, che ci interpella e ci chiede di essere riconosciuto. Dialogare aiuta le persone a umanizzare i rapporti e a superare le incomprensioni. Se ci fosse più dialogo – dialogo vero! – nelle famiglie, negli ambienti di lavoro, nella politica, si risolverebbero più facilmente tante questioni».

Dio stesso «è l’esempio più eccellente di ascolto: ogni volta che preghiamo, Egli ci ascolta, senza chiedere nulla e addirittura ci precede e prende l’iniziativa nell’esaudire le nostre richieste di aiuto», ha osservato Francesco richiamando l’Evangelii gaudium. Di qui il monito: «L’attitudine all’ascolto, di cui Dio è modello, ci sprona ad abbattere i muri delle incomprensioni, a creare ponti di comunicazione, superando l’isolamento e la chiusura nel proprio piccolo mondo. Qualcuno diceva: per fare la pace, nel mondo, mancano le orecchie, manca gente che sappia ascoltare e poi da lì viene il dialogo. Attraverso il dialogo e l’ascolto – le parole del Pontefice – possiamo contribuire alla costruzione di un mondo migliore, rendendolo luogo di accoglienza e rispetto, contrastando così le divisioni e i conflitti».

 

13 marzo 2017