Il Papa alla Curia romana: «Cambiamento per servire meglio l’umanità»

Francesco: «Non siamo più nella cristianità. Oggi non siamo più gli unici che producono cultura. Abbiamo bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale»

I tradizionali auguri del Santo Padre alla Curia romana sono iniziati con un’importante novità, la rinuncia del cardinale Angelo Sodano all’incarico di decano del Sacro Collegio. Per il porporato novantaduenne, dunque, quelli rivolti sabato scorso al Papa a nome della «famiglia pontificia» sono stati gli ultimi auguri natalizi in questa veste, dal momento che i cardinali appartenenti all’ordine dei vescovi ora dovranno eleggere un nuovo decano che, come ha detto lo stesso Pontefice, «si occupi a tempo pieno di questa carica tanto importante». Lo farà, tuttavia, con un mandato quinquennale mentre finora l’incarico non aveva scadenza.

 

Il discorso di Francesco è stato impostato sul «cambiamento», che riguarda senza dubbio la Curia ma più in generale la Chiesa. «Non si tratta ovviamente di cercare il cambiamento per il cambiamento, oppure di seguire le mode – ha spiegato – ma di avere la convinzione che lo sviluppo e la crescita sono la caratteristica della vita terrena e umana, mentre, nella prospettiva del credente, al centro di tutto c’è la stabilità di Dio. Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti ma è un cambiamento di epoca – ha aggiunto -. Siamo, dunque, in uno di quei momenti nei quali i cambiamenti non sono più lineari, bensì epocali. Capita spesso di vivere il cambiamento limitandosi a indossare un nuovo vestito, e poi rimanere in realtà come si era prima – ha detto Francesco citando la celebra frase de “Il Gattopardo” «se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi». Invece occorre «lasciarsi interrogare dalle sfide del tempo presente» e «coglierle con le virtù del discernimento, della parresia e della hypomoné» con l’obiettivo di «avviare processi e non occupare spazi».
Il Papa ha sottolineato che «il tema del cambiamento si fonda principalmente sulla fedeltà al depositum fidei e alla Tradizione». Una riforma che «non ha mai avuto la presunzione di fare come se prima niente fosse esistito; al contrario, si è puntato a valorizzare quanto di buono è stato fatto nella complessa storia della Curia. È doveroso valorizzarne la storia per costruire un futuro che abbia basi solide, che abbia radici e perciò possa essere fecondo». Il cuore della riforma resta infatti l’evangelizzazione, compito più importante della Chiesa, tanto che il titolo della costituzione apostolica sarà “Praedicate evangelium” legato «all’atteggiamento missionario». Il Papa si è voluto soffermare su alcuni dicasteri in particolare. «Non siamo nella cristianità, non più – ha ammonito -. Oggi non siamo più gli unici che producono cultura, né i primi, né i più ascoltati. Abbiamo pertanto bisogno di un cambiamento di mentalità pastorale, che non vuol dire passare a una pastorale relativistica. Non siamo più in un regime di cristianità perché la fede – specialmente in Europa, ma pure in gran parte dell’Occidente – non costituisce più un presupposto ovvio del vivere comune, anzi spesso viene perfino negata, derisa, emarginata e ridicolizzata».

 

Una situazione che non è «giunta all’improvviso» e comporta «necessari cambiamenti». Il Santo Padre ha infine sottolineato «l’importanza del carattere di integralità dello sviluppo». «Il Vangelo – ha detto – riporta sempre la Chiesa alla logica dell’incarnazione, a Cristo che ha assunto la nostra storia, la storia di ognuno di noi. Questo ci ricorda il Natale. L’umanità, allora, è la cifra distintiva con cui leggere la riforma. Non dimentichiamo che il Bambino adagiato nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi. Si tratta dunque – ha aggiunto Francesco – di grandi sfide e di necessari equilibri, molte volte non facili da realizzare, per il semplice fatto che, nella tensione tra un passato glorioso e un futuro creativo e in movimento, si trova il presente in cui ci sono persone che necessariamente hanno bisogno di tempo per maturare; ci sono circostanze storiche da gestire nella quotidianità, perché durante la riforma il mondo e gli eventi non si fermano; ci sono questioni giuridiche e istituzionali che vanno risolte gradualmente, senza formule magiche o scorciatoie. La Curia romana – ha concluso il Papa – non è un corpo staccato dalla realtà – anche se il rischio è sempre presente – ma va concepita e vissuta nell’oggi del cammino percorso dagli uomini e dalle donne, nella logica del cambiamento d’epoca. La Curia romana non è un palazzo o un armadio pieno di vestiti da indossare per giustificare un cambiamento. La Curia romana è un corpo vivo, e lo è tanto più quanto più vive l’integralità del Vangelo».
Il Papa ha poi fatto gli auguri ai dipendenti vaticani e alle loro famiglie parlando del “sorriso” e del presepe. «A volte diventa difficile sorridere, per tanti motivi. Allora abbiamo bisogno del sorriso di Dio: Gesù, solo Lui ci può aiutare. Solo Lui è il Salvatore, e a volte ne facciamo esperienza concreta nella nostra vita. Lasciamo stupire dal sorriso di Dio».

 

23 dicembre 2019