Il Papa: «Dolore e pena insopportabili per gli scandali»

Francesco, davanti al clero di Roma, torna a parlare degli abusi nella Chiesa. «Il Signore sta purificando la sua Sposa». La meditazione del cardinale De Donatis

«Il peccato ci deturpa, e ne facciamo con dolore l’umiliante esperienza quando noi stessi o uno dei nostri fratelli sacerdoti o vescovi cade nel baratro senza fondo del vizio, della corruzione o, peggio ancora, del crimine che distrugge la vita degli altri. Sento di condividere con voi il dolore e la pena insopportabili che causano in noi e in tutto il corpo ecclesiale l’onda degli scandali di cui i giornali del mondo intero sono ormai pieni».

incontro clero romano Papa dolore degli scandaliAnche con i sacerdoti della sua diocesi Papa Francesco è tornato a parlare dello scandalo degli abusi nella Chiesa, nella meditazione della tradizionale liturgia penitenziale di inizio Quaresima svoltasi nella mattina di giovedì 7 marzo nella basilica di San Giovanni in Laterano. Un tempo di «grazia straordinaria», come ha definito la liturgia, in cui ha anche confessato alcuni sacerdoti e al termine del quale ha offerto in dono un sussidio per le seconde letture dell’Ufficio delle Letture di Quaresima.

«Il vero significato di ciò che sta accadendo è da cercare nello spirito del male, nel Nemico, che agisce con la pretesa di essere il padrone del mondo – ha detto Francesco – eppure non scoraggiamoci! Il Signore sta purificando la sua Sposa e ci sta convertendo tutti a sé. Ci sta facendo sperimentare la prova perché comprendiamo che senza di lui siamo polvere. Ci sta salvando dall’ipocrisia. Egli sta soffiando il suo Spirito per ridare bellezza alla sua Sposa, sorpresa in flagrante adulterio».

Pur di fronte alle tante situazioni che segnano la vita di un prete, compreso «lo scandalo suscitato dal comportamento vergognoso di alcuni confratelli», l’invito del Papa è a credere «nella paziente guida di Dio, che fa le cose a suo tempo», e a giocare la vita «al servizio della riconciliazione tra Dio e gli uomini», a “mettere la faccia” «per il popolo davanti a Dio».

Il Papa ha ricordato il cammino di conversione pastorale di sette anni che la diocesi sta vivendo in vista del Giubileo del 2025, per il quale ha proposto il Libro dell’Esodo come paradigma. E ha messo in guardia i sacerdoti dalla «tentazione dell’autosufficienza e del compiacimento», il “peccato dello specchio”, come l’ha definito. «Non siamo popolo di Dio per nostra iniziativa» ma «il frutto dell’azione misericordiosa del Signore: un popolo di miserabili resi ricchi dalla povertà di Dio». Francesco ha raccomandato ai sacerdoti di riproporre nelle loro comunità le liturgie penitenziali in cui «ognuno chiederà perdono a Dio e ai fratelli del peccato che ha minato la comunione ecclesiale e ha soffocato il dinamismo missionario». Al termine, un appello per la campagna “Come in cielo, così in strada” lanciata dalla Caritas di Roma per la Quaresima a sostegno di quanti in città vivono in condizioni di povertà e di emarginazione.

incontro papa clero di roma, 7 marzo 2019, Papa dolore degli scandaliLa meditazione di Francesco era stata preceduta dal tempo dedicato alle confessioni e dalla riflessione del cardinale vicario Angelo De Donatis, che aveva commentato tre brani biblici tratti dai libri dell’esodo e dei Numeri. «Di fronte alle urgenze del presente, che mettono in evidenza la nostra inadeguatezza, ci accontentiamo delle cose sempre fatte, ben collaudate – aveva detto -. Il Signore ci chiama al rischio della fame, all’avventura della pazienza dei tempi lunghi, all’inedito dei cammini mai esplorati prima. Chi segue il Signore deve imparare a cercare incessantemente, a percorrere sentieri che non sono ancora tracciati. È la fatica del discernimento, degli uomini liberi, chiamati da Dio ad aprire nuove strade» scorgendo i segni della presenza e dell’opera di Dio, «anche e soprattutto in un contesto culturale come il nostro, che sorprende e spesso appare ostile o impenetrabile al Vangelo».

Nella meditazione del cardinale anche l’attenzione ai giovani e al laicato. «Anche nella Chiesa i giovani vengono umiliati, non vengono capiti, non vengono ascoltati, sono scambiati per imprudenti sognatori. Perché abbiamo smesso di interrogarci sulle loro assenze dalla comunità?». Quindi, la richiesta di perdono al Signore per «la tendenza, che spesso si trova in noi presbiteri, ad essere diffidenti verso i laici, a non delegare, ad accentrare tutto nelle nostre mani, forti della presuntuosa convinzione che la nostra volontà coincida con la volontà di Dio. Spesso non siamo né saggi né prudenti, ma solo impauriti di perdere il nostro ruolo centrale».

7 marzo 2019