Il Papa: «Essere Chiesa significa avere sguardo e cuore creativi»

Il videomessaggio al Festival della dottrina sociale della Chiesa, inaugurato a Verona il 26 novembre. L’invito a «non cedere alla tentazione della nostalgia»

Si apre con il ricordo di don Adriano Vincenzi, storico animatore delle prime 9 edizioni, il video messaggio inviato da Francesco al X Festival della dottrina sociale della Chiesa, inaugurato ieri sera, 26 novembre, nella sede storica di Verona e in corso in contemporanea, per la prima volta, in 28 città d’Italia. «È un’edizione diversa dal solito – osserva il Papa -, perché siamo alle prese con la pandemia ancora presente, uno scenario che porta con sé difficoltà e gravi ferite personali e sociali. Ed è un’edizione un po’ diversa dal solito – prosegue – anche perché, per la prima volta, don Adriano Vincenzi non è con voi a sostenere questo momento formativo giunto alla sua decima edizione».

Riprendendo le parole dell’enciclica Fratelli tutti, Francesco osserva che «è grande nobiltà essere capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina. Essere Chiesa significa avere lo sguardo e il cuore creativi e orientati escatologicamente, senza cedere alla tentazione della nostalgia, che è una vera e propria patologia spirituale», riflette il Papa a proposito del tema di questa edizione: “Memoria del futuro”. E ancora: «Un pensatore russo, Vjačeslav Ivanovič Ivanov, afferma che solo ciò che Dio ricorda esiste veramente. Ecco perché la dinamica dei cristiani non è quella del trattenere nostalgicamente il passato, quanto piuttosto di accedere alla memoria eterna del Padre; e questo è possibile vivendo una vita di carità». Nessuno spazio alla nostalgia, dunque, che «blocca la creatività e ci rende persone rigide e ideologiche anche nell’ambito sociale, politico ed ecclesiale»; largo invece alla memoria, «così intrinsecamente legata all’amore e all’esperienza, che diventa una delle dimensioni più profonde della persona umana».

Nelle parole di Francesco, «vivere la memoria del futuro significa impegnarsi a far sì che la Chiesa, il grande popolo di Dio possa costituire in terra l’inizio e il germe del regno di Dio». Di qui l’esortazione a «superare la tentazione dell’utopia, di ridurre l’annuncio del Vangelo nel semplice orizzonte sociologico o di farci ingaggiare nel marketing delle varie teorie economiche o fazioni politiche». Il pontefice invita a stare «nel mondo con la forza e la creatività della vita di Dio in noi. Così sapremo affascinare il cuore e lo sguardo delle persone al Vangelo di Gesù, aiuteremo a far fecondare progetti di nuova economia inclusiva e di politica capace di amore».

Da ultimo, un appello al mondo degli imprenditori, dei professionisti, agli esponenti del mondo istituzionale, della cooperazione, dell’economia e della cultura: «Continuate a impegnarvi seguendo la strada che don Adriano Vincenzi ha tracciato con voi per la conoscenza e la formazione alla Dottrina sociale della Chiesa. Costruttori di ponti: coloro che qui si incontrano non trovino muri ma volti».

27 novembre 2020