Il Papa: «Finisca la guerra, che è sempre una crudeltà»

Al termine dell’udienza generale, il nuovo appello per «la martoriata Ucraina». Il ricordo del cardinale Wyszyński e la vicinanza alle vittime della frana in Papua Nuova Guinea

«Il mio pensiero va alla martoriata Ucraina». Al termine dell’udienza generale di questa mattina, 29 maggio, nel saluto ai fedeli di lingua italiana il Papa è tornato, parlando a braccio, a spendersi per la causa della pace. «L’altro giorno – ha detto – ho ricevuto bambini e bambine che hanno sofferto bruciature, hanno peso le gambe nella guerra. La guerra sempre è una crudeltà –  ha ribadito -. Questi bambini e bambine devono cominciare a camminare, a muoversi con braccia artificiali. Hanno perso il sorriso. È molto brutto molto, è molto triste quando un bambino perde il sorriso». Quindi l’esortazione: «Preghiamo per i bambini dell’Ucraina, e non dimentichiamo la Palestina, Israele, che soffrono tanto. Che finisca la guerra – l’appello -! E non dimentichiamo il Myanmar, che è in guerra, e tanti Paesi che sono in guerra. I bambini nella guerra soffrono: preghiamo il Signore perché sia vicino a tutti e ci dia la grazia della pace».

Poco prima, nel saluto ai fedeli polacchi, «un pensiero speciale ai pellegrini riuniti a Roma nel ricordo orante del beato cardinale Stefan Wyszyński. Il Primate del Millennio sia per la Chiesa in Polonia e nel mondo un modello di fedeltà a Cristo e alla Madonna – l’auspicio -. Impariamo da lui la generosità nel rispondere alle povertà del nostro tempo, comprese quelle causate dalla guerra in tanti Paesi, specialmente in Ucraina”.

Nelle parole di Bergoglio anche il riferimento alla memoria liturgica di san Paolo VI – che si celebra oggi -, «pastore ardente dell’amore per Gesù e per la Chiesa e per l’umanità. Aiuti tutti a riscoprire la gioia di essere cristiani, suscitando un rinnovato impegno nella costruzione della civiltà dell’amore». Poi, a braccio, l’invito: «Per favore, se avete un po’ di tempo leggete la lettera di san Paolo VI Evangelii nuntiandi, che è attuale ancora».

Dal pontefice, infine, parole di vicinanza «alle vittime della frana che ha travolto alcuni villaggi di Papua Nuova Guinea»: ai familiari, «a quanti hanno perso la casa e al popolo che, a Dio piacendo, incontrerò nel settembre prossimo». Da ultimo, il ricordo di don Giuseppe Rossi, «sacerdote e martire, parroco della carità, che non abbandonò il popolo nel tragico periodo della seconda guerra mondiale, ma lo difese fino all’effusione del sangue», beatificato domenica scorsa, 26 maggio, a Novara. «La sua testimonianza eroica ti aiuti ad affrontare con fortezza le prove della vita».

29 maggio 2024