Il Papa: «Grazie ai sacerdoti che offrono la vita per il Signore»

Francesco ha celebrato la Messa in Coena Domini nella basilica di San Pietro. La lavanda dei piedi, «condizione per entrare nel Regno dei Cieli». Il ricordo dei 60 preti morti in questi giorni per assistere i malati: «Santi della porta accanto»

Ci voleva una pandemia per impedire a Papa Francesco di celebrare la Messa in Coena Domini in una di quelle “strutture periferiche” nelle quali si è sempre recato, prima da vescovo e poi da pontefice, per officiare il rito della lavanda dei piedi tra gli “scartati”. Un rito che quest’anno non si è tenuto, così come il Santo Padre non ha potuto celebrare la Messa Crismale del mattino, che, come ha ricordato nell’omelia, spera di poter presiedere «prima di Pentecoste, altrimenti dovremo rinviare all’anno prossimo». Perciò ieri sera, 9 aprile, Francesco ha iniziato per la prima volta il Triduo Pasquale nella basilica di San Pietro, all’Altare della Cattedra, sotto il Crocifisso miracoloso di San Marcello e l’icona della Salus Populi Romani, come era avvenuto per la Messa della Domenica delle Palme e come avverrà nei restanti riti della Settimana Santa, a partire dalla Passione del Signore questo pomeriggio (ore 18) per proseguire domani con la solenne Veglia Pasquale (ore 21) e domenica con la Messa di Pasqua (ore 11) e la benedizione Urbi et Orbi. Sul sagrato di San Pietro è invece in programma questa sera alle 21 la Via Crucis che abitualmente si svolge al Colosseo.

Nell’omelia, pronunciata a braccio, il Santo Padre si è soffermato su tre aspetti: Eucaristia, servizio, unzione. «Il Signore vuol rimanere con noi nell’Eucaristia – ha detto Francesco – e noi diventiamo tabernacoli del Signore, lo portiamo con noi» al punto che lo stesso Gesù ha detto che «se non mangiamo il suo Corpo e non beviamo il suo Sangue non entreremo nel Regno dei Cieli. È il mistero del pane del vino del Signore con noi e in noi, dentro di noi». Poi servizio: «Quel gesto» della lavanda dei piedi che «è condizione per entrare nel Regno dei Cieli. Servire tutti, sì. Ma il Signore con quello scambio di parole con Pietro fa capire che per entrare nel Regno dobbiamo lasciare che il Signore ci serva. Servo di Dio e servo di noi. È difficile da capire ma se non lascio che il Signore sia mio servitore, mi lavi, mi faccia crescere, mi perdoni non entrerò».

Infine l’aspetto su cui il Pontefice si è soffermato più a lungo: il sacerdozio. «Oggi – ha detto – vorrei essere vicino a tutti i sacerdoti. Da quello appena ordinato al Papa, siamo tutti sacerdoti, unti dal Signore per fare l’Eucaristia e per servire. Non posso lasciare passare questa Messa senza ricordare i sacerdoti che offrono la vita per il Signore, che sono servitori». Francesco ha ricordato che in questi giorni in Italia sono morti più di 60 sacerdoti «per assistere i malati, insieme a medici e infermieri. Sono santi della porta accanto che servendo hanno dato la vita». Poi il pensiero del Papa è andato a quelli che sono lontani e ha citato alcuni aneddoti, a cominciare dalla lettera di un francescano ricevuta proprio ieri: è «cappellano di un carcere, lontano, che racconta come vive questa Settimana Santa con i detenuti. Sacerdoti che vanno lontano per portare il Vangelo e muoiono lì». E ancora, la storia di un vescovo «che la prima cosa che faceva, quando arrivava in questi posti di missione, era andare al cimitero, sulla tomba dei sacerdoti che hanno lasciato la vita lì, giovani, per la peste del posto: non erano preparati, non avevano gli anticorpi. Nessuno ne conosce il nome: sacerdoti anonimi». Il Papa ha ricordato anche «i parroci di campagna, che sono parroci di quattro, cinque, sette paesini, in montagna, e vanno dall’uno all’altro, che conoscono la gente… Una volta, uno mi diceva che conosceva il nome di tutta la gente dei paesi. “Davvero?”, gli ho detto io. E lui mi ha detto: “Anche il nome dei cani!”. Conoscono tutti. La vicinanza sacerdotale. Bravi, bravi sacerdoti».

Francesco ha assicurato: «Oggi vi porto nel mio cuore e vi porto all’altare». Anche i «sacerdoti calunniati» per le vicende di pedofilia, «che non possono uscire di casa con il clergyman perché li insultano; e loro continuano. Sacerdoti peccatori, che insieme ai vescovi e al Papa peccatore non si dimenticano di chiedere perdono, e imparano a perdonare, perché loro sanno che hanno bisogno di chiedere perdono e di perdonare». Infine, i «sacerdoti che soffrono delle crisi, che non sanno cosa fare, sono nell’oscurità… Oggi tutti voi, fratelli sacerdoti, siete con me sull’altare, voi, consacrati. Vi dico soltanto una cosa: non siate testardi come Pietro. Lasciatevi lavare i piedi. Il Signore è il vostro servo, Lui è vicino a voi per darvi la forza, per lavarvi i piedi. E così, con questa coscienza della necessità di essere lavati, siate grandi perdonatori! Perdonate! Cuore grande di generosità nel perdono. Non avere paura di perdonare». E se sorgono dubbi: «Guardate il Cristo. Lì c’è il perdono di tutti. Siate coraggiosi; anche nel rischiare, nel perdonare, per consolare. E se non potete dare un perdono sacramentale in quel momento, almeno date la consolazione di un fratello che accompagna e lascia la porta aperta perché ritorni». Un dono per il quale il Papa ha concluso invitando a ringraziare: «Gesù vi vuole bene! Soltanto chiede che voi vi lasciate lavare i piedi».

10 aprile 2020