Il Papa: non c’è spazio per una fede “da sacrestia”

In apertura del mese missionario straordinario, i vespri presieduti da Francesco nella basilica vaticana, con il conferimento del mandato a 10 missionari in partenza

Torna a invocare una Chiesa in uscita Papa Francesco che ieri sera, martedì 1° ottobre, ha presieduto i vespri nella basilica Vaticana in occasione dell’apertura del mese missionario straordinario sul tema “Battezzati e inviati: la Chiesa di Cristo in missione nel mondo”, indetto durante l’Angelus del 22 ottobre 2017. Ha auspicato una Chiesa che «ritrovi la sua fecondità nella gioia della missione», poco prima di donare un crocifisso e impartire la benedizione a dieci missionari in partenza. Si tratta di cinque suore, tre religiosi e una coppia di coniugi pronti per le missioni in Brasile, Kirghizistan, Kazakistan, Sud Sudan, Bangladesh, Cambogia e in altre terre lontane per annunciare, con la propria testimonianza, la fede in Gesù Cristo.

guida per il mese missionario straordinario 2019Nel giorno in cui si celebra la memoria liturgica di santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle missioni, Francesco ha rimarcato che nella Chiesa non c’è spazio «per una fede “da sacrestia”» perché il Signore «ama una Chiesa in uscita». Se rimane chiusa in se stessa «non è Chiesa» ha specificato, aggiungendo a braccio che la Chiesa «è per la strada, cammina». In modo più incisivo ha evidenziato che la Chiesa missionaria è quella che «non perde tempo a piangere le cose che non vanno, i fedeli che non ha più, i valori di un tempo che non ci sono più. Non cerca oasi protette per stare tranquilla; desidera solo essere sale della terra e lievito per il mondo. Questa Chiesa sa che questa è la sua forza, la stessa di Gesù: non la rilevanza sociale o istituzionale ma l’amore umile e gratuito».

L’ottobre missionario straordinario, voluto a livello internazionale nel centenario della lettera apostolica “Maximum Illud” di Benedetto XV, deve coinvolgere tutti, ha affermato il Papa, includendo nell’elenco padri e madri di famiglia, giovani, operai, negozianti, disoccupati e degenti in un letto di ospedale. «Il Signore ti chiede di farti dono lì dove sei – ha spiegato – così come sei, con chi ti sta vicino; di non subire la vita ma di donarla; di non piangerti addosso ma di lasciarti scavare dalle lacrime di chi soffre. Coraggio, il Signore si aspetta tanto da te. Si aspetta anche che qualcuno abbia il coraggio di partire, di andare là dove più mancano speranza e dignità, là dove troppa gente vive ancora senza la gioia del Vangelo».

Ai piedi dell’altare erano state posizionate le fotografie della santa di Lisieux, che «fece della preghiera il combustibile dell’azione missionaria nel mondo», di san Francesco Saverio, «uno dei grandi missionari della Chiesa», e della venerabile Pauline Jaricot, «un’operaia che sostenne le missioni col suo lavoro quotidiano: con le offerte che detraeva dal salario, fu agli inizi delle Pontificie Opere Missionarie». È a loro che i battezzati devono ispirarsi mettendosi in gioco, «magari perdendoci la faccia», ha detto Bergoglio, auspicando che il mese missionario straordinario dia «una scossa per provocarci a diventare attivi nel bene. Non notai della fede e guardiani della grazia ma missionari».

Per Bergoglio, un missionario è anzitutto un testimone il quale sa che la fede «non è propaganda o proselitismo» ma dono di sé. Ecco perché il contrario di missione, ha detto, è l’omissione, che può diventare il peccato di un vita intera perché la vita, ha aggiunto collegandosi alla parabola dei talenti, è un dono ricevuto «non per sotterrarlo ma per metterlo in gioco; non per trattenerlo ma per donarlo». Si pecca di omissione quando, «anziché diffondere la gioia, ci chiudiamo in un triste vittimismo; quando cediamo alla rassegnazione; quando, lamentosi, continuiamo a dire che va tutto male, nel mondo come nella Chiesa; quando siamo schiavi delle paure che immobilizzano; quando viviamo la vita come un peso e non come un dono e quando al centro ci siamo noi con le nostre fatiche, non i fratelli e le sorelle che attendono di essere amati».

La liturgia dei vespri è stata preceduta da una veglia durante la quale si sono susseguite le testimonianze di conversione di tre missionari in Asia, Africa e Oceania.

2 ottobre 2019