Il Papa: «Non è vero che la storia la fanno i violenti, i prepotenti»
Nella basilica di San Pietro la celebrazione a livello diocesano della XXXIX Giornata mondiale della gioventù, con il passaggio dei simboli della Gmg – la Croce dei giovani e l’icona della Salus Populi Romani – dalla delegazione portoghese a quella coreana, per l’edizione 2027
Per non lasciarsi schiacciare dal peso delle numerose difficoltà e sofferenze che segnano il nostro tempo – guerre, disastri ambientali, precarietà, incertezze -, Papa Francesco suggerisce ai giovani di diventare protagonisti attivi della costruzione di un futuro migliore, avendo come bussola tre concetti chiave: accuse, consensi e verità. Li mette in guardia dai “venditori” di illusioni e sottolinea che «non è vero, come alcuni pensano, che gli eventi del mondo sono “sfuggiti” dalle mani di Dio. Non è vero che la storia la fanno i violenti, i prepotenti, gli orgogliosi».
Inviti alla riflessione, indicazioni e messaggi di speranza offerti dal vescovo di Roma ieri, domenica 24 novembre, nella basilica di San Pietro, dove ha presieduto la Messa nella Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, in occasione della XXXIX Giornata mondiale della gioventù, celebrata a livello diocesano sul tema: “Quanti sperano nel Signore camminano senza stancarsi”. Semplice ma suggestiva la cerimonia del passaggio di consegne dei simboli della Gmg, la Croce dei giovani e l’icona di Maria Salus Populi Romani, consegnati da una delegazione di giovani portoghesi protagonisti della Gmg di Lisbona 2023 ai coetanei coreani che si preparano per la Gmg di Seul 2027. I primi erano accompagnati dal patriarca di Lisbona Rui Manuel Sousa Valério e dal coordinatore generale della Gmg 2023, il cardinale Américo Manuel Alves Aguiar; i giovani coreani dall’arcivescovo di Seul Peter Chung Soon-taek e dal coordinatore generale della Gmg 2027 monsignor Paul Kyung Sang Lee. Un momento breve, svoltosi ai piedi dell’altare, con un passaggio di testimone che segna un ideale ponte tra Occidente e Oriente per un nuovo pellegrinaggio, questa volta in Paesi prevalentemente non cristiani, per annunciare l’amore di Cristo “fino ai confini della terra”.
La Croce venne affidata ai ragazzi da san Giovanni Paolo II in occasione del primo raduno mondiale dei giovani, nel 1984. Dal 2003 è accompagnata dall’icona di Maria Salus Populi Romani, segno della tenerezza materna di Maria e della maternità stessa della Chiesa per tutta l’umanità. «Adesso tocca a voi – ha detto Bergoglio ai giovani coreani -. Abbiate il coraggio di testimoniare la speranza di cui abbiamo più che mai bisogno oggi». Di coraggio Francesco ha parlato anche nell’omelia invitando i ragazzi a non spaventarsi delle condanne inflitte per aver scelto di mettersi alla sequela di Cristo. «A scuola, tra amici, negli ambienti che frequentate, ci può essere chi vuole farvi sentire sbagliati perché siete fedeli al Vangelo e ai suoi valori, perché non vi omologate, non vi piegate a fare come tutti gli altri. Non preoccupatevi – l’esortazione del Papa -: prima o poi le critiche e le accuse false cadono e i valori superficiali che le sostengono si rivelano per quello che sono, illusioni».
Da Francesco il richiamo a non lasciarsi «ubriacare dalle illusioni» a non cercare consensi a tutti i costi ma a essere concreti perché «ciò che resta sono le opere dell’amore». Quindi il monito a non farsi «contagiare dalla smania di essere visti, approvati e lodati. Chi si lascia prendere da queste fissazioni, finisce col vivere nell’affanno – ha affermato -. Si riduce a “sgomitare”, competere, fingere, scendere a compromessi, svendere i propri ideali pur di avere un po’ di approvazione e di visibilità. La vostra dignità non è in vendita». Dopo averli avvisati della necessità di diffidare di coloro che cercano di strumentalizzarli, ha esortato quindi i giovani a volgere lo sguardo verso Cristo morto in croce per gli uomini. «Ci insegna che solo nell’amore anche noi possiamo vivere, crescere e fiorire nella nostra piena dignità. Altrimenti non si vive più, ma si “vivacchia”», ha aggiunto citando il beato Pier Giorgio Frassati, che ha «in animo di canonizzare il 3 agosto durante il Giubileo dei Giovani», come ha annunciato poco dopo, al termine dell’Angelus.
Infine ha lasciato ai giovani un’immagine forte: quella del giorno del giudizio in cui ogni azione avrà il suo peso. «Quelli che distruggono la gente, che fanno le guerre, che faccia avranno quando si presenteranno davanti al Signore?», ha detto il Papa parlando a braccio e invitando a considerare che questo non riguarda solo i grandi crimini dell’umanità: ognuno sarà chiamato a rispondere delle proprie scelte. «Perché sei stato ingiusto in questo? Perché hai speso questi soldi nella tua vanità? – ha proseguito – Anche a noi il Signore domanderà queste cose. Il Signore ci lascia liberi, ma non ci lascia soli: pur correggendoci quando cadiamo, non smette mai di amarci e, se lo vogliamo, di risollevarci, perché possiamo riprendere il cammino».
25 novembre 2024

