Il Papa: «Opporsi alla guerra, alla violenza, all’ingiustizia»

Nei vespri conclusivi della Settimana per l’unità dei cristiani, Francesco ha riletto il monito di Isaia: «Imparate a fare il bene, cercate la giustizia». L’invito al «cambiamento» e alla conversione. «Da soli non ce la facciamo, ma con Dio tutto è possibile; insieme è possibile»

Con la celebrazione dei vespri presieduti dal Papa nella basilica di San Paolo fuori le mura, ieri sera, 25 gennaio,  si è conclusa la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Alla celebrazione hanno partecipato, tra gli altri, il metropolita ortodosso d’Italia e Malta Polykarpos, il direttore del Centro anglicano di Roma il vescovo Ian Ernest e il priore della Comunità ecumenica di Taizé frére Alois, oltre a rappresentanti delle altre Chiese presenti a Roma. Tra loro anche l’arcivescovo maggiore di Kiev Sviatoslav Shevchuk, che in mattinata aveva incontrato Francesco insieme a una delegazione del Consiglio panucraino delle Chiese, ricevuti in udienza privata. Al termine del rito, il prefetto del dicastero per la Promozione dell’unità dei cristiani, il cardinale Kurt Koch, ha rivolto il  saluto al Papa. Che nella sua omelia ha fatto riferimento al testo di Isaia scelto come filo conduttore della Settimana: «Imparate a fare il bene, cercate la giustizia».

«Sono parole forti, tanto forti che potrebbero sembrare inopportune mentre abbiamo la gioia di incontrarci come fratelli e sorelle in Cristo per celebrare una solenne liturgia a sua lode», ha  esordito il Papa, che ha ricordato le «notizie tristi e preoccupanti» di questi giorni. Ma la Parola di Dio «è profetica». Dunque, Francesco ha scelto di incentrare la sua riflessione su due termini: ammonimento e cambiamento. Il pontefice ha sottolineato i motivi di sdegno del Signore, ai tempi di Isaia come oggi. «Dio soffre quando noi, che ci diciamo suoi fedeli, anteponiamo la nostra visione alla sua, seguiamo i giudizi della terra anziché quelli del Cielo, accontentandoci di ritualità esteriori e rimanendo indifferenti nei riguardi di coloro ai quali Egli tiene  maggiormente. Dio dunque si addolora, potremmo dire, per il nostro fraintendimento indifferente».

Il secondo motivo è «la violenza sacrilega. Il Signore è “irritato” per la violenza commessa verso il tempio di Dio che è l’uomo, mentre viene onorato nei templi costruiti dall’uomo! Possiamo immaginare con quanta sofferenza debba assistere a guerre e azioni violente intraprese da chi si professa cristiano. Viene in mente quell’episodio in cui un santo protestò contro l’efferatezza del re andando da lui in Quaresima a offrirgli della carne; quando il sovrano, in nome della sua religiosità, rifiutò sdegnato, l’uomo di Dio gli chiese perché avesse scrupoli a mangiare carne animale mentre non esitava a mettere a morte dei figli di Dio. Fratelli e sorelle, questo ammonimento del Signore ci fa tanto pensare, come cristiani e come confessioni cristiane». Pertanto, «se  vogliamo, sull’esempio dell’apostolo Paolo, che la grazia di Dio in noi non sia vana, dobbiamo opporci alla guerra, alla violenza, all’ingiustizia ovunque s’insinuano».

Ma «non basta denunciare, occorre anche rinunciare al male, passare dal male al bene». Il passo successivo è perciò il cambiamento. «Dai nostri fraintendimenti su Dio e dalla violenza che cova dentro di noi, non siamo capaci di liberarci da soli. Senza Dio, senza la sua grazia, non guariamo dal nostro peccato. La sua grazia è la sorgente del nostro cambiamento. Ce lo ricorda la vita  dell’apostolo Paolo, che commemoriamo oggi. Da soli non ce la facciamo, ma con Dio tutto è possibile; da soli non ce la facciamo, ma insieme è possibile. Insieme, infatti, il Signore chiede ai suoi di convertirsi». Anche «la nostra conversione ecumenica progredisce nella misura in cui ci riconosciamo bisognosi di grazia, bisognosi della stessa misericordia: riconoscendoci tutti dipendenti in tutto da Dio, ci sentiremo e saremo davvero, col suo aiuto, «una sola cosa», fratelli sul serio. Che bello aprirci insieme, nel segno della grazia dello Spirito, a questo cambiamento di prospettiva».

Francesco si è detto grato «che tanti cristiani di varie comunità e tradizioni stiano accompagnando con partecipazione e interesse il percorso sinodale della Chiesa cattolica, che auspico sempre più ecumenico. Ma non dimentichiamo che camminare insieme e riconoscerci in comunione gli uni con gli altri nello Spirito Santo comporta un cambiamento, una crescita che può avvenire solo, come scriveva Benedetto XVI, “a partire dall’intimo incontro con Dio”. Tutti insieme – ha concluso il Papa – camminiamo sulla via che il Signore ci ha posto innanzi, quella dell’unità».

26 gennaio 2023