Il Papa ordina 11 sacerdoti per Roma

Sei quelli che provengono dal Collegio Redemptoris Mater, 5 dal Seminario Maggiore. Altri 5 saranno ordinati con loro da Francesco. La Messa il 22 aprile nella basilica di San Pietro

Sono 16 i diaconi che domenica 22 aprile saranno ordinati sacerdoti nella Messa solenne presieduta da Papa Francesco, con inizio alle 9.15, nella basilica di San Pietro. I nuovi presbiteri – undici per la diocesi di Roma – pronunceranno il loro “sì” nella IV domenica di Pasqua, detta del Buon Pastore, in cui la Chiesa celebra la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, in vista della quale venerdì 20 il vicario De Donatis presiede al Maggiore la veglia di preghiera diocesana per le vocazioni. Tra gli ordinandi, sei si sono formati al Collegio diocesano Redemptoris Mater, cinque hanno studiato al Seminario Romano Maggiore, quattro appartengono alla Famiglia dei Discepoli e un orionino ha compiuto il suo percorso presso la parrocchia di Ognissanti; hanno origini, esperienze di vita e carismi diversi ma per tutti la “chiamata” è stata fonte di gratitudine e speranza. «È per dire il mio “grazie” a Dio che ho scelto la strada del sacerdozio – racconta Thierry Randrianantenaina, 27 anni, originario del Madagascar e studente del Redemptoris Mater -. Il matrimonio dei miei genitori infatti si è salvato per pura grazia: è stato un segno di fedeltà che il Padre mi ha fatto sperimentare nella mia vocazione e che tuttora è seme di speranza nel mio futuro ministero». Il padre ha avuto un problema di alcolismo che ha pesato sull’equilibrio familiare ma «l’accompagnamento della Chiesa, in particolare con l’esperienza del Cammino neocatecumenale – racconta – ci ha fatto sperimentare la misericordia di Dio».

Anche la vocazione di Juraj Baskovic, 37 anni, croato, è maturata in seno al Cammino neocatecumenale: «Non avrei mai avrei pensato di diventare un giorno sacerdote», ricorda, ma all’età di 20 anni «il Signore cominciò a illuminare le mie sofferenze e a guarire le mie ferite affettive dell’infanzia». Poi, durante «un’esperienza in Montenegro capii che volevo essere missionario e mi aggregai a una équipe che operava in una diocesi in Macedonia». Quest’esperienza forte e il sentirsi amato da Dio, «senza esigere mai che cambiassi o diventassi perfetto, mi ha fatto capire che dedicare la vita a fare la sua volontà deve essere qualcosa di meraviglioso». Dopo quasi sette anni di missione, l’ingresso al Redemptoris Mater. Dal Collegio diocesano provengono anche altri quattro ordinandi: Phaolo Do Van Tan, 37 anni, originario del Vietnam, il trentottenne Thein Lwindel, del Myanmar, il colombiano Fabio Alejandro Perdomo Lizcano e Moises Pineda Zacarias, nato a San Salvador nel 1990.

Renato Tarantelli Baccari, della parrocchia San Giuseppe al Trionfale, 41 anni, è il più grande dei cinque ordinandi del Seminario Romano Maggiore. «La mia vocazione tardiva – racconta – è giunta dopo che già avevo improntato la mia vita affettiva e professionale come docente di diritto tributario»; nove anni fa «un’esperienza dirompente», quale il cammino da Lourdes a Santiago, «mi fece capire che volevo, ed ero, qualcosa di diverso. Mi sono sentito amato di una dolcezza e una tenerezza mai sperimentate: il Signore mi ha sorpreso e io ho sorpreso me stesso trovando il coraggio, senza riserve, di dire “sì” alla sua chiamata».

Anche Gabriele Nasca, della parrocchia Santa Maria Addolorata, 29 anni, ha sentito «cadere le difese e crollare le paure di fronte alla chiamata del Signore»; si è sentito «cercato – racconta – non perché fossi speciale ma proprio perché, invece, ero debole». Entrato in Seminario Minore a 16 anni, ne è poi uscito a 20 anni, sperimentando una fase di «crisi nel senso anche positivo del termine, come rinascita mediante una ricerca travagliata», durante la quale, racconta, ha imparato «a riconoscere come il desiderio più profondo del cuore coincida con la volontà di Dio». Quindi, «sbrogliata la matassa che conteneva quel filo d’oro che il Signore aveva fatto per me», don Gabriele vive la vocazione come «un cammino nel quale la meta è l’amore per Dio e i fratelli. La vocazione non è un dono che Dio ha fatto a me ma che fa agli altri, cioè coloro che incontrerò nel mio servizio di sacerdote».

Così anche Emilio Cenani, 32 anni, originario di San Frumenzio ma cresciuto nella fede nella parrocchia di Sant’Ippolito, vive la propria vocazione al sacerdozio come «un modo per restituire agli altri quanto ho ricevuto: desidero farmi strumento dell’incontro con Gesù». Laureato in Medicina, dal terzo anno di studi universitari ha intrapreso un percorso di discernimento «dopo l’esperienza forte, nel 2005, di un viaggio di missione in Brasile – spiega -: nell’incontro con le persone più povere ho sperimentato un rapporto più profondo con il Signore riconoscendolo, vivo, negli ultimi». È nel vivere la sofferenza non solo di persone lontane ma anche di «quelle a cui voglio più bene» che il giovane ordinando si è sentito «cercato da Dio nel quale ho riposto la mia fiducia».

Provengono dal Maggiore anche i diaconi Massimo Cunsolo, 28 anni, e Michele Ferrari, 26 anni. Don Gabriele Faraghini, rettore del Seminario Romano da settembre, si dice «grato per raccogliere questi frutti che non ho piantato e non ho contribuito a far crescere» e auspica che i nuovi sacerdoti «non perdano mai l’entusiasmo dell’evangelizzazione, continuando ad amare il Pastore e le sue pecore».

17 aprile 2018