Il Papa: «Roma città meravigliosa ma anche faticosa»

Ai primi vespri della solennità di Maria Madre di Dio, l’auspicio che «tutti possano apprezzarla sempre più per la cura dell’accoglienza»

Uno stupore sincero, reale, che non permetta che il Natale appena trascorso lasci tutto come prima. La gratitudine, per l’anno che ci siamo lasciati alle spalle, nonostante le difficoltà. Il consueto sguardo su Roma, «città meravigliosa» ma «non sempre dignitosa per i cittadini e per gli ospiti». Sono i temi toccati da Papa Francesco nell’omelia pronunciata in occasione dei primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e del canto del Te Deum di ringraziamento. Una celebrazione, quella del 31 dicembre, nella Basilica Vaticana, che a sorpresa è stata presieduta dal cardinale decano Giovanni Battista Re mentre il Santo Padre, dopo il suo ingresso, senza paramenti, ha salutato il sindaco di Roma Gualtieri e si è seduto di fronte all’altare della Cattedra.

Te Deum, cardinale Giovanni Battista Re, 31 dicembre 2021«In questi giorni – ha detto il Papa all’omelia la liturgia ci invita a risvegliare in noi lo stupore, lo stupore per il mistero dell’Incarnazione. La festa del Natale è forse quella che maggiormente suscita questo atteggiamento interiore: lo stupore, la meraviglia, il contemplare… Non si può celebrare il Natale senza stupore. Però uno stupore che non si limiti a un’emozione superficiale – questo non è stupore –, un’emozione legata all’esteriorità della festa, o peggio ancora alla frenesia consumistica. No. Se il Natale si riduce a questo, nulla cambia: domani sarà uguale a ieri, l’anno prossimo sarà come quello passato, e così via. Vorrebbe dire riscaldarsi per pochi istanti ad un fuoco di paglia». Occorre invece cogliere «il centro del mistero della nascita di Cristo», il Verbo che si fa carne. Un ruolo centrale lo assume Maria: «Lei è la prima testimone, la prima e la più grande, e nello stesso tempo la più umile. La più grande perché la più umile. Il suo cuore è colmo di stupore, ma senza ombra di romanticismi, di sdolcinatezze, di spiritualismi. No. La Madre ci riporta alla realtà, alla verità del Natale».

Dallo stupore alla gratitudine: «Lo stupore di Maria, lo stupore della Chiesa è pieno di gratitudine», ha ricordato Francesco. Nonostante la difficile epoca che stiamo vivendo: «I problemi non sono spariti, le difficoltà e le preoccupazioni non mancano, ma non siamo soli: il Padre “ha mandato il suo Figlio” per riscattarci dalla schiavitù del peccato e restituirci la dignità di figli (…) Questo tempo di pandemia ha accresciuto in tutto il mondo il senso di smarrimento. Dopo una prima fase di reazione, in cui ci siamo sentiti solidali sulla stessa barca, si è diffusa la tentazione del “si salvi chi può”. Ma grazie a Dio abbiamo reagito di nuovo, con il senso di responsabilità. Veramente possiamo e dobbiamo dire “grazie a Dio”».

Una vocazione alla fraternità che Roma «porta scritta nel cuore», in un certo senso «tutti si sentono a casa, perché questa città custodisce in sé un’apertura universale. Oso dire: è la città universale. Le viene dalla sua storia, dalla sua cultura; le viene principalmente dal Vangelo di Cristo». Ma occorre essere attenti: «Una città accogliente e fraterna non si riconosce dalla “facciata”, dalle parole, dagli eventi altisonanti. No. Si riconosce dall’attenzione quotidiana, dall’attenzione “feriale” a chi fa più fatica, alle famiglie che sentono di più il peso della crisi, alle persone con disabilità gravi e ai loro familiari, a quanti hanno necessità ogni giorno dei trasporti pubblici per andare al lavoro, a quanti vivono nelle periferie, a coloro che sono stati travolti da qualche fallimento nella loro vita e hanno bisogno dei servizi sociali, e così via. È la città che guarda a ognuno dei suoi figli, a ognuno dei suoi abitanti, anzi, a ognuno dei suoi ospiti. Roma è una città meravigliosa, che non finisce di incantare; ma per chi ci vive è anche una città faticosa, purtroppo non sempre dignitosa per i cittadini e per gli ospiti, una città che a volte sembra scartare».

L’auspicio è che «tutti possano apprezzarla sempre più per la cura dell’accoglienza, della dignità della vita, della casa comune, dei più fragili e vulnerabili. Che ognuno possa stupirsi scoprendo in questa città una bellezza che direi “coerente”, e che suscita gratitudine. Questo – ha concluso il Papa – è il mio augurio per quest’anno».

3 gennaio 2022